Non ho mai tempo: ricordi fioriti

Ebbene sì come tutti del resto vivo sempre con l’acqua alla gola, il tempo non basta mai, o meglio non basta mai l’energia per poter correre tutto il giorno per mantenersi in costante attività ogni secondo, ogni minuto, ogni ora. E così le foto languono in un file da cui spero sempre di tirarle fuori per mostrarle a chi ha il tempo e la voglia di entrare in questo spazio virtuale. Durante l’inverno sono tornata diverse volte a Butchart Gardens a visitare i giardini. Il cielo è grigio, l’atmosfera sonnolenta come suole avvenire durante i mesi invernali. Siamo in febbraio, il sole tramonta presto e le nuvole ci coccolano concedendoci un clima tutto sommato mite per queste latitudini. La pioggia abbondante di questi mesi favorisce la crescita di una vegetazione rigogliosa. La natura si risveglia e sbocciano i primi fiori. Nel giardino giapponese osserviamo un’armonia di muschi che ricoprono i tronchi e i rami degli alberi ormai senza foglie. All’interno delle serre invece è un tripudio di colori, dai tulipani alle orchidee. La natura ha i suoi tempi ed una saggezza infinita che solo in parte riusciamo a cogliere presi dalla fretta. Buona visione!!!

 

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Pace e tranquillità: The Japanese Garden

Alcuni di voi ricorderanno i meravigliosi fiori di Butchart Gardens di cui vi avevo parlato qualche settimana fa. Quando c’eravamo stati non avevamo avuto modo di gustare una zona particolarmente piacevole dei giardini, il cosiddetto Japanese Garden.

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Ideati in parte dall’intraprendente Signora Butchart, i giardini giapponesi costituiscono un’oasi di pace all’interno di quest’angolo paradisiaco della penisola di Saanich su Vancouver Island.

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Si accede alla zona attraverso quest’entrata dall’aria orientaleggiante ed eccoci in un’altra dimensione. Il sentierino procede sinuoso tra felci e muschi invitando alla riflessione. Tutto intorno è verde, mille sfumature di verde, dalle tenere foglioline al verde più intenso.

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Le piante curate e selezionate, potate ad arte per creare intrecci complessi, accolgono il visitatore che, circondato dal verde e dall’acqua che scorre tranquilla, sente subito una sensazione di benessere. Anche una persona nevrotica e poco portata per la spiritualità come me non si è potuta sottrarre al fascino di questa zona. Fatti pochi passi, si respira la quiete del fen shui. So che alcuni di voi saranno scettici, lo sarei stata anch’io, ma la sensazione di tranquillità che ho provato era del tutto reale. Dovrei andarci più spesso per poter godere dei benefici “naturali” offerti dall’ambiente.

IMG_20140804_181533Alcuni tronchi d’albero sono completamente coperti di un muschio particolarmente fiorente,effetto delle frequenti piogge che da settembre a maggio irrorano il terreno.

IMG_20140804_181706Procediamo tra i vialetti fino a raggiungere il ponticello. Sullo sfondo l’intensa vegetazione lascia spazio ad un’aiuola di pietrine di un grigio tenue, versione maxi dei giardini zen da tavolo, quelli nei quali si può rastrellare la sabbia. Godiamoci la bellezza del paesaggio e la pace che ne deriva.

IMG_20140804_181428Tra tante piante non potevano mancare le canne di bambù che creano un tunnel. I fusti esili si slanciano verso l’azzurro del cielo e le ombre si distendono nel tardo pomeriggio invitando alla quiete e alla meditazione.

IMG_20140804_182140Dicono che la stagione più bella per visitare questa parte dei giardini sia l’autunno quando le chiome degli alberi si vestono di rosso. Gli aceri giapponesi con le loro foglioline più sottili creano meravigliose combinazioni cromatiche quando intonano il canto del cigno.

IMG_20140804_182354Torneremo al terminare l’estate, quando i colori caldi ci culleranno verso la quiete invernale e le giornate diventeranno più brevi. Allora per compensare la tristezza dell’autunno la natura ci regalerà uno spettacolo straordinario. Stay tuned!

 

Non solo fiori

Ai Butchart Gardens non ci sono solo fiori e piante, ma anche due totem per ricordare la cultura indigena. Uno degli intagliatori ha al suo attivo alcuni dei totem di Cowichan, per cui riconoscerete forse lo stile. Anche in questo caso è sormontato da un’aquila  le cui ali si protendono verso il cielo.IMG_20140725_111947L’altro era assediato da un gruppo di turisti per cui ho desistito. La densità dei turisti incominciava a darmi sui nervi, abituata come sono ormai al silenzio e alla solitudine di questi spazi immensi. Certo non è mai come andare alla spiaggia libera alla domenica, ma francamente mi sono sempre sottratta ai bagni di massa. Verso mezzogiorno era tutto un brulicare di gente che probabilmente si era alzata tardi e finalmente si metteva in marcia. Ovviamente tutti provvisti di macchina fotografica si facevano immortalare tra i fiori. Ho persino fatto la mia gaffe dicendo ad un omone con famiglia extralarge che non sapevo se la foto che gli avevo fatto gli andasse bene perché, cito “You look so small” intendevo dire che mi sembrava che la foto fosse scattata troppo da lontano, ma il gigante amico mi ha risposto “Small, me? No, it’s fine!” Contento lui!

Avrei avuto bisogno di un obiettivo più sensibile per captare le forme e le dimensioni della fauna, dall’infinitamente piccolo alla vastità di certi alberi.

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Nelle peregrinazioni tra aiuola e aiuola ho cercato di immortalare una splendida sequoia, ma le dimensioni dell’albero erano davvero immense e il mascarpone, ossia lo smartphone, non si è stato all’altezza della situazione. Allora ho optato per fiorellini di vario tipo con la speranza di scoprirne poi il nome, ma finora l’identità delle composizione floreali non ha svelato il suo segreto. Accontentiamoci di guardarli.

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Giunta al giardino giapponese ho desistito. Troppa gente e francamente iniziavo ad avvertire una certa stanchezza. Tornerò un altro giorno. Per ora vi lascio con il gioco di forme che compongono questi tronchi potati ad hoc per creare quest’intricato ricamo.

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Arriviamo in fondo e tra il frondame appare la baia, Brantwood Bay, un fiordo che divide la penisola di Saanich dal resto dell’isola. L’avevamo intravista dal Malahat qualche settimana fa, vi ricordate?

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Sul mare tutto è calma e silenzio, solo qualche imbarcazione, il verde e l’azzurro e sullo sfondo Salt Spring Island.

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Giardini incantati

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Proseguiamo la nostra passeggiata per i Butchart Gardens alla ricerca della bellezza “naturale” che questa ex cava di calcare mostra ai suoi visitatori. Dove eravamo rimasti? Sì, ora ricordo, ammiravamo la flora che cresce rigogliosa nell’ex cratere centrale. Si accede al belvedere, affollato di turisti asiatici ed europei, e si rimane a bocca aperta contemplando quella natura miracolosamente resuscitata dall’intrapprendente Mrs. Butchart oltre cent’anni fa. Da allora generazioni e generazioni di abili giardinieri si sono susseguiti nell’opera di ricoprire di verde e di mille colori ciò che un tempo era stato distrutto. E sullo sfondo le conifere maestuose creano una cornice idillica.

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Smbra un giardino incantato. Non poteva mancare questa splendida casetta dalla quale osservare il panorama o ricordare i paesaggi incantati delle fiabe.

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Sotto di noi una serie di fiori incorniciano l’aiuola centrale. E’ un’esplosione di colori che varia con le stagioni.

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Nelle zone meno esposte al sole incontriamo felci lussureggianti e piante dall’aspetto vagamente preistorico, piante dalle foglie enormi, veramente extralarge, che immaginiamo potessero supplire ampliamente alla mancanza di vesti ai nostri predecessori. In Liguria era difficile immaginare con cosa si fossero coperti Adamo ed Eva, ma qui vedo che ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, facendo ovviamente attenzione che non ci siano delle spine. Ecco cosa cresce nel sottobosco.

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Tra le piante si aggirano composizioni floreali che ricreano le sagome degli animali del bosco: ecco dei coniglietti mimetizzarsi tra le foglie.

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Giungiamo al roseto dove scopro mille varietà provenienti da ogni angolo del pianeta, ma soprattutto dall’Inghilterra, dalla Germania e dagli Stati Uniti.

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Peccato che i giardinieri dei Butchart non fossero stati a Nervi perché sicuramente anche lì avrebbero trovato delle magnifiche varietà da trapiantare nel roseto. Ho letto con attenzione tutte le targhette sperando di trovare una specie italiana, se non ligure, ma niente da fare.

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Di italiano troviamo questo pozzo di artigianato fiorentino. E’ il pozzo dei desideri, a mio parere un po’ umile rispetto alle piante che lo circondano.

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Anche la fontana collocata al centro di una zona ombreggiata è made in Italy.

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Non mi impressiona più di tanto, forse perché mi vengono in mente le piazza romane con il loro tripudio di marmi e di statue e per non cedere al cinismo o alla nostalgia sposto lo sguardo verso altri orizzonti.

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Giungo così al laghetto che ha soppiantato la parte più profonda della cava, là dove una serie di getti d’acqua creano forme cangianti dall’aspetto leggermente disneyano o fallico, a seconda del punto di vista.

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Li fotografo comunque pensando che gli ideatori dei giardini con gli anni si siano spinti un po’ verso il kitch.

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Ecco i risultati. Ma se nell’epoca barocca era “del poeta il fin la maraviglia”, gli ideatori dei giardini si impegnano a mantenere all’erta il visitatore, sorprendendolo con composizioni floreali di tutti i tipi e con varietà insolite di piante più conosciute, come questi enormi gigli che ammiriamo estasiati.

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Se i grandi si dilettanto a scrutare le piante e i fiori, i più piccini rimarranno incantati dagli “animaletti” verdi sparsi per i giardini. Ecco qui una famigliola di elefantini che in perfetto stile British è pronta per il tea time!

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Credo che sia anche una strategia commerciale per ricordare ai turisti che possono fare anche loro una sosta per rifocillarsi in un coffee shop o in un ristorante self-service. Noi cediamo alla tentazione di un cappuccino che aggiunge una nota amara a tanta bellezza. Insomma è una ciofeca, come direbbe Totò, per fortuna che ci distraiamo subito con altre vedute meravigliose.

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Quando giungiamo al giardino giapponese siamo circondati dai sudditi della Merkel e non possiamo fare a meno di pensare che solo loro possono permettersi di viaggiare tanto mentre il resto dell’Europa è in ginocchio. Il verde non riesce a farmi scordare del tutto i problemi politici ed economici del vecchio mondo.

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Lo sguardo spazia e finalmente da una siepe emerge l’azzurro del mare. Cosa ci sarà al di là di quel muro vegetale?

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Lo scopriremo la prossima volta.