Non ho mai tempo: ricordi fioriti

Ebbene sì come tutti del resto vivo sempre con l’acqua alla gola, il tempo non basta mai, o meglio non basta mai l’energia per poter correre tutto il giorno per mantenersi in costante attività ogni secondo, ogni minuto, ogni ora. E così le foto languono in un file da cui spero sempre di tirarle fuori per mostrarle a chi ha il tempo e la voglia di entrare in questo spazio virtuale. Durante l’inverno sono tornata diverse volte a Butchart Gardens a visitare i giardini. Il cielo è grigio, l’atmosfera sonnolenta come suole avvenire durante i mesi invernali. Siamo in febbraio, il sole tramonta presto e le nuvole ci coccolano concedendoci un clima tutto sommato mite per queste latitudini. La pioggia abbondante di questi mesi favorisce la crescita di una vegetazione rigogliosa. La natura si risveglia e sbocciano i primi fiori. Nel giardino giapponese osserviamo un’armonia di muschi che ricoprono i tronchi e i rami degli alberi ormai senza foglie. All’interno delle serre invece è un tripudio di colori, dai tulipani alle orchidee. La natura ha i suoi tempi ed una saggezza infinita che solo in parte riusciamo a cogliere presi dalla fretta. Buona visione!!!

 

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Amicizia, profitto e relazioni umane

Ho esitato un po’ ad affrontare questo tema, forse per paura di perdere quei pochi amici che mi sono rimasti. Poi mi sono detta ma se questi amici vivono ad almeno tremila chilometri di distanza, anzi la maggior parte si trovano dall’altra parte del globo terracqueo, ossia a circa novemila chilometri di distanza, perché non riflettere su questo tema tanto attuale nel mondo globalizzato?

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Da tempo medito sul significato dell’amicizia e mi rendo conto che più ci penso, meno capisco cosa sia questo legame umane, ormai così in disuso. Certo il vecchio adagio “Chi trova un amico, trova un Tesoro” regge al passo del tempo, soprattutto quando ti ritrovi circondato da amici virtuali, quelli che si sforzano di premere “mi piace”, “like” o “me gusta”. E’ tutta lì l’amicizia, condensata in un tasto, così facile da sfiorare su un touch screen? Purtroppo a volte ho l’impressione che sia proprio così. Senza volerUnknown fare della sociologia spicciola o dell’antropologia culturale da quattro soldi, sono giunta alla conclusione che in questo mondo iperglobalizzato la solitudine del cittadino globale stia raggiungendo proporzioni davvero preoccupanti. Sì ho citato Bauman, sociologo di cui apprezzo molto le riflessioni, riflessioni che mi piacerebbe condividere con gli amici, con persone in carne ed ossa, magari davanti a un caffè o a una bibita, ma ormai riunire quattro amici al bar è un’impresa a dir poco eroica, se poi si intende anche parlare di qualcosa di sensato, il compito diventa più arduo, ma mai disperare.

Proprio ieri ho letto un articolo di un accademico che invitava a lavorare meno e vivere di più. http://www.timeshighereducation.co.uk/features/work-less-do-more-live-better/2014929.fullarticle#.U-geM9YQxRN.facebook. Pubblicato sul prestigioso Times Higher Education, “Work less, do more, live better” consiglia appunto di trovare il tempo per coltivare le relazioni interpersonali poiché passare troppe ore alla scrivania può essere controproducente sia per la salute fisica e mentale, sia per la produttività. Per quanto si possa pensare che la finalità dell’articolo sia smitizzare la produttività, il messaggio va proprio in senso contrario. L’economia neoliberale scopre il potenziale produttivo dei rapporti umani. Una delle regole d’oro dell’autore britannico è dedicare più tempo agli altri, non per altruismo, ma perché, in ultima istanza, si tratta di una strategia atta a migliorare la nostra qualità della vita, oltre, ovviamente, alla produttività. Dimentichiamoci l’altruismo, l’amore per il prossimo e ricordiamo che gli altri possono esserci utili, non solo per i favori che di quando in quando possiamo chiedere, ma per il nostro benessere. Apriamoci dunque agli incontri. Ne protremo trarre dei vantaggi. Regola numero uno per coltivare il tanto agognato well being è appunto “Connect. Cultivate your human relationships at work.” Attenzione, dunque, non si tratta di fare amicizia, ma di coltivare relazioni umane. Non si parla di friendship, ma di qualcosa di diverso. So che in questo paese così dedito al giardinaggio, coltiveranno anche le relazioni umane, a patto che non si eccedano certi limiti e non si cerchi di superare la soglia della cortesia formale per entrare in quel pantano esigente chiamato amicizia.

Per agevolare il compito al di fuori dell’ambito lavorativo sorgono i vari gruppi di MeetUp, portale che permette incontrare persone con interessi simili. logo-2xCe ne sono di ogni tipo, ogni città ha i suoi gruppi, chiunque può crearne uno ad hoc. Qui a Victoria, a seconda degli interessi, delle inclinazioni politiche e della genetica sipuò spaziare dal cibo alla spiritualità, alle attività all’aria aperta e persino agli abbracci. Non si tratta di un gruppo di cuori solitari, ma di persone che si incontrano e si scambiano qualche bricciola di calore umano. Ci sono poi riunioni per persone alte, Victoria Tall Club, ma come dicevo, mi mancano 10cm per essere ammessa.

Dati i miei interessi credo che inizierò con il “Table Conversations: Dessert and Coffee.” Nella solitudine della società liquida, niente di meglio di un buon caffè e, male che vada, qualcosa di dolce. Prossima riunione: 13 agosto. Stay tuned!