Dieci anni dopo il mezzo del cammin

“Quanta strada nei miei sandali” cantava Paolo Conte, quanta strada, quanti posti, quante persone, quante situazioni, quanti sentimenti in questi 45 anni che sembrano essere volati, mentre io, ignara del passare del tempo, ero troppo impegnata a credere che la vita fosse eterna e che la gioventù non finisse mai. Non mi arrendo a credere di essere diventata una signora di mezza età, ma a quanto pare lo sono. Sarà, l’anagrafe non mente e anche le rughe, i primi capelli bianchi ogni mattina sembrano confermare ciò che non voglio riconoscere. Tornerei indietro? Lo so è una domanda retorica, ma comunque la risposta sarebbe sempre e comunque “No!”. Un “no” risoluto, senza ombre di dubbio, perché la vita, comunque vada è una splendida avventura nella quale i ricordi del passato devono servire a guidare i nostri passi futuri, non a paralizzarci. Le prospettive future devono però tenere conto di quanto si è appreso in passato ed è così che in questi giorni continuo a pensare a quanto devo a ciò che ho appreso dalla letteratura, non solo perché mi consente di guadagnarmi da vivere, ma perché mi permette almeno di tentare di capire il comportamento delle persone, persone nelle quali si rispecchiano vizi e virtù già descritte magnificamente in quei volumi che forse abbiamo letto contro voglia, ma che comunque ci hanno insegnato tanto e soprattutto continuano ad offrirci una chiave interpretativa insostituibile. Nella letteratura troviamo risposte che non possiamo incontrare in uno smarphone, in un ipad, in un google search.

Per farvi un esempio, un paio di giorni fa, proprio mentre cercavo invano  di capire il comportamento di una persona la cui pusillanimità mi stava facendo perdere la pazienza, mi è venuto in mente un personaggio conosciuto sui banchi di scuola che, come la persona che conosco, non era proprio un cuor di leone. Anche lui, come il suo corrispettivo attuale, il coraggio non se lo poteva dare. Per quanto mi piacerebbe che le cose non fossero così, per quanto possa essere fastidioso ammetterlo, come ci ha insegnato il Manzoni, chi il coraggio non ce l’ha non può darselo. E’ inutile arrabbiarsi e sperare che la persona cambi, il vaso di terracotta non potrà mai cambiare la sostanza di cui è fatto e prenderne atto può risparmiarci tanti grattacapi.

Non contiamo dunque su Don Abbondio per risolvere problemi e inguistizie che potrebbero metterlo in urto con le autorità. Sappiamo già che da lui non otterremo nessun tipo di aiuto, meglio non perdere tempo a cercare di fargli capire come stanno le cose.

Che fare dunque? Arrendersi? Accettare le inguistizie? Assolutamente no, non è questo il messaggio che Manzoni avrebbe voluto trasmetterci. Nelsuo libro alla fine trionfa il bene, nella nostra società attuale, invece, è più difficile credere al lieto fine, circondati come siamo da una situazione di crisi.

Anche in un momento nel quale le certezze del passato sembrano insufficienti per guidare il nostro futuro, la letteratura può comunque aiutarci a trovare la via d’uscita:

“Caminante, no hay camino,

se hace camino al andar.

Al andar se hace camino,

y al volver la vista atrás

se ve la senda que nunca

se ha de volver a pisar”.

 

Cari sandali, forza e coraggio, abbiamo ancora tanta strada da fare!

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