Aiutati che l’autoaiuto ti aiuta

Non sei felice, non ti piace il tuo corpo, sei insoddisfatto sul lavoro, nelle relazioni di coppia, in famiglia? Hai problemi di salute? Non hai raggiunto le mete vitali che ti eri prefissato? Non ti preoccupare, basta che tu faccia uno sforzo, che ti impegni, che affronti il problema in modo positivo e con il giusto libro, seguendo il guru di moda, o il metodo più efficace, iscrivendoti a un corso di meditazione o facendo ricorso a erbe dai nomi insoliti e altre polverine magiche, ma soprattutto con la forza del pensiero, troverai la soluzione. Dipende da te. Con l’atteggiamento giusto, ce la farai. Sono anni che sentiamo la stessa solfa, solfa che, in tante salse diverse e per gusti, tasche e orientazioni ideologiche diverse, muove i suoi bei quattrini e illude tanti sprovveduti cittadini del villaggio globale.

Cosa si cela dietro a tutta questa positività? Dietro a tutti questi messaggi? Mi sembra che la questione si possa riassumere in poche parole: è tutta colpa tua. Se non fai carriera, se non hai l’uomo che vuoi, se hai le rughe, la cellulite, kili di troppo, malattie di vario tipo è perché non fai quello che dovresti fare, perché oggi più che mai “quisque est faber fortunae suae”. L’avevano già capito i romani, ma gli americani hanno trovato il modo di farlo fruttare quel detto e l’ideologia neoliberale ci campa bellamente.

Potrei andare avanti ad nauseam, grazie ai 5 anni di liceo classico e una certa predisposizione tutta ligure al mugugno. Non ho più voglia di queste baggianate che sotto sotto non fanno altro che trattarci come cretini, insistendo che se le cose vanno male è perché non le guardiamo o non le affrontiamo con lo spirito giusto.

Vi siete mai immaginati Leopardi che fa un corso di ottimismo e autostima e scrive
“Sempre cara mi fu quell’irta gobba”.
Ve li immaginate i genitori del Giacomino che notandolo così disadattato già in tenera età gli propinano una serie di tomi di aiutoaiuto per fargli superare tanto pessimismo? Forse l’avrebbero dovuto mandare in un campus americano dove gli avrebbero detto: “Embrace your diversity! Celebrate your disability! Empower yourself!”

Mi fermo qui, speriamo che lo spirito natalizio mi aiuti ad uscire da questa negatività, ora che il calendario e il marketing impongono altri sentimenti.

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