Prende corpo il riciclaggio chic

Per alcuni la parola riciclaggio è associata alla raccolta differenziata che in Italia è certamente sinonimo di bidoni gialli, verdi e blu per carta, vetro, metallo, eccetera. Ma si sa, paese che vai usanze che trovi. Ciascuno i rifiuti li interpreta e li classifica a modo suo. Mentre in Italia vige la regola dei cassonetti, in Canada e negli Stati Uniti chi abita in una casetta ha i suoi bidoni e ogni comune dispone di servizi ad hoc per il ritiro di quella che a Genova chiamiamo rumenta. Per anni l’idea della raccolta differenziata e soprattutto della divisione dei rifiuti organici dalla spazzatura è rimasto un concetto un po’ nuboloso. Certo gli ambientalisti più ferventi raccoglievano le bucce delle patate, delle carote, delle banane e le mettevano in appositi contenitori. Qui in British Columbia, la culla dell’ambientalismo, molti avevano un compost pile in giardino. Ci avevo pensato anch’io, ma poi il mio vicino mi aveva raccontato della sua disavventura con i topi e avevo desistito. Con la mia fortuna avrei dato alloggio ad una fiorente colonia di ratti, prima di riuscire a decomporre correttamente gli avanzi della cucina. Nel frattempo a Victoria il consiglio comunale ha passato un’ordinanza a favore della divisione dei rifiuti organici e da allora abbiamo una serie di bidoni e bidoncini dove mettiamo rifiuti di vario tipo. Vediamo, oltre alla spazzatura normale, quella senza speranza, c’è il cesto della carta, poi il bidone per la plastica, il vetro e il metallo, un sacchetto dove metto tutti gli involucri di pasta, cereali, riso, formaggio, insomma le soft plastic da riportare al supermercato. Il polistirolo lo porto in un apposito contenitore in università e le pile in un altro centro di raccolta. I tetrabrik tornano al supermercato per la riscossione di ben 5 centesimi, idem per le bottiglie di plastica e le lattine, ma quelle non le compriamo mai. Tutte le verdure andate a male, oltre a carne, pesce, gusci d’uovo, ecc. vanno nel compost che adesso vengono a prendersi ogni due settimane. Per fortuna che qui non si raggiungono mai temperature mediterranee, altrimenti sarebbe uno sfacelo. Insomma il clima aiuta con la raccolta differenziata, ormai a portata di tutti, non solo dei più convinti. Non è più necessario essere un crunchy granola, tipologia ormai datata, per dedicarsi allegramente al riciclaggio. Lo insegnano a scuola e, meraviglia delle meraviglie, si pratica anche nei templi del consumismo. Insomma si può andare in un centro commerciale e contribuire al benessere del pianeta. Forse esagero, comunque guardate cosa ho visto nel famosissimo Pacific Centre Shopping Mall di Vancouver. Raccolta differenziata!

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Non è solo questo l’aspetto che mi ha colpito dei bidoni. Insomma che anche al mall cerchino di riciclare i rifiuti mi sembra un’ottima idea. Era ora! Pensando alla quantità di bottiglie e involucri, per non parlare di avanzi di cibo che la gente butta via, non ci si può che rallegrare dell’iniziativa. C’è però un aspetto di questa campagna commerciale che mi lascia perplessa e che mi spinge ad una riflessione. Perché femminilizzare la bottiglia di plastica? Perché dar corpo ai rifiuti, perché scegliere una mano decisamente femminile, curata e fidanzata come testimonial della raccolta differenziata al food court? Chi si é occupato del design di questi bidoni aveva un messaggio chiaro: anche tu, donna giovane, bella, glamour, tu che hai le gambe lunghe, che ti sollazzi sui trampoli, hai il tempo di farti la manicure e sei promessa sposa, tu donna metropolitana di classe media, consumista postmoderna e postfemminista, getta la spazzatura nel bidone adeguato. A chi verrebbe in mente di associare una bottiglia d’acqua minerale usata con un torso femminile sinuoso e ammiccante? Perché questo sfruttamento del corpo femminile al servizio del riciclaggio? Perché se i bidoni sono tre e i clienti del mall sono infiniti le uniche mani sono giovani e femminili? Indubbiamente il consumatore a cui si rivolgono i pubblicitari ha un profilo ben definito. E’ un soggetto femminile con un certo potere d’acquisto, una donna splendidamente alla moda che coniuga fashion con raccolta differenziata, prima di diventare la coniuge di un facoltoso uomo d’affari. Una donna non ancora sposata, ma impegnata in una relazione eterosessuale stabile con un uomo benestante è la destinataria dell’annuncio. Non si capisce se gli uomini non buttino la spazzatura e se i bambini non frequentino il mall. Fatto sta che i bidoni si rivestono di forme femminili. Forme, parti di corpi, in un feticismo delle merci ben noto ai consumatori postmoderni, assidui frequentatori di non luoghi urbani. Quest’ennesimo esempio di pubblicità postfemminista  fa riflettere. E mentre il riciclaggio prende corpo, l’uguaglianza di genere finisce nella spazzatura.

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6 thoughts on “Prende corpo il riciclaggio chic

  1. Secondo me il messaggio è un altro… La donna, una donna che dalle mani ricorda le illustrazioni anni Conquanta, è la depositaria dell’ordine e dell’educazione, anche quella al riciclaggio. 😉

    • Francamente non ho molta simpatia per ciò che rappresenta l’estetica degli anni CInquanta. Voler rispolverare un’epoca nella quale i ruoli di genere erano così definiti ed oppressivi non fa per me, comunque conviene a chi vuole tagliare tutti i programmi di welfare, come succede in questa provincia. Le donne a casa fanno risparmiare molto allo stato…

      • Le donne da che mondo è mondo fanno risparmiare molto al welfare e non solo negli anni Cinquanta. Non che io li ami particolarmente ma non credo che certe cose siano molto cambiate…

  2. Anche a me è arrivato lo stesso messaggio che ha bene esposto Viv, sembrano proprio illustrazioni degli anni ’50.
    E a proposito di riciclaggio, io ricordo bene la Germania degli anni ’90, là avevo trovato contenitori diversi a seconda del tipo di vetro: bianco, marrone o verde…incredibile eh!

  3. Probabilmente si vuole proporre un modello di “classe”. Chi ricicla è raffinato, ma la scelta del modello, che sì è anni ’50, non mi pare appropriata e ci si identificano ben in pochi, io per prima come donna. Nel mio piccolo comune la raccolta differenziata si fa a domicilio: tutto il riciclabile va in contenitori condominiali, l’indifferenziato in un enorme bidone “famigliare” che ingombra non poco il garage e che si deve esporre al ritiro al massimo 4 volte all’anno se non si vuole pagare un extra.

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