Maternità a la carte

Leggo questa mattina la notizia della proposta di Apple e Google di pagare per il trattamento di congelamento degli ovuli delle dirigenti impegnate in queste famose aziende. Il Guardian, sempre attento alle questioni concernenti le donne, si fa eco della proposta e pone interessanti domande al riguardo. Le compagnie informatiche presentano la loro proposta come un ulteriore bonus offerto alle donne e lo propongono come iniziativa solidale, atta a permettere la conciliazione della vita professionale con quella familiare. Insomma questi luminari dell’epoca digitale ci dicono che come donne possiamo mettere in pausa l’orologio biologico e dedicarci da buone schiavette all’impresa per poi una volta superato il picco di produttività rilassarci e concederci anche un figlio, quando la natura vorrebbe che ormai ci dedicassimo ad altro. Ecco cosa può fare la scienza per le donne, permettere loro di postporre oltre i limiti imposti dalla natura l’aspetto riproduttivo in modo che non interferisca con l’aspetto produttivo, fondamentale per il corretto funzionamento dell’ingranaggio neoliberale. Tale proposta mi fa orrore, la trovo insultante e sminuente per le donne. Perché non si prova a mettere in atto una politica che permetta di non dover scegliere tra la maternità e il lavoro? Perché si è deciso che il modello maschile debba imporsi? Perché cerchiamo di trasformare le donne in uomini, almeno finché possono essere utili all’azienda? Non esistono forse modelli alternativi che permettano che una donna non debba rinunciare alla maternità quando la natura glielo permette? Mi sembra un macabro esperimento di fantascienza. Poco ci manca che propongano di inserire gli ovuli fecondati in madri in affitto in modo che le donne in carriera non debbano neanche perdere tempo con la gestazione. L’assurdità della proposta mi ricorda A Modest Proposal di Swift. Lui consigliava di mangiare i bambini inglesi, qui invece si propone di testarli quando faccia comodo all’impresa, dopo che la donna ha donato gli anni migliori al lavoro. Francamente mi fa orrore una società che gioca così con l’umanità della persona, che antepone la produttività aziendale a ogni altra cosa. Mi domando se chi ha pensato a tale proposta abbia mai avuto a che fare con un bebè, con una creatura indifesa che richiede cure continue e un’energia che a cinquant’anni non si ha più.

Sono cresciuta con una madre intelligente e indipendente che per una serie di circostanze ha avuto due figlie alla soglia dei quaranta, in un’epoca in cui postporre la maternità non era ancora di moda. Sebbene mia madre, una donna laureata, con una vita professionale alle spalle, mi ha sempre ripetuto che i figli bisogna averli da giovani quando si ha l’energia per crescerli. Oggigiorno fare un figlio a 37 o 38 anni sembra più che normale, anzi ci si spinge anche oltre i 40 per dare alla luce il primo figlio. Sembra che gli ostacoli posti dalla natura siano facilmente superabili, ma mi sembra che ci si dimentichi di alcuni fattori fondamentali. Come si fa a tirare su un figlio quando le forze iniziano a lasciarci? Come si fa a stare svegli tutta la notte con un neonato? Come si riuscirà a fronteggiare gli anni turbolenti dell’adolescenza alle soglie dei 60 o dei 70 anni? Ci stiamo abiuando a pensare che la vita umana non abbia limiti e che un figlio concepito a 40 o addirittura a 50 anni abbia le stesse aspettative di vita di uno concepito vent’anni prima. Mi fa pena pensare a quei figli destinati a rimanere orfani in tenera età perché i genitori hanno deciso di metterli al mondo quando faceva comodo all’impresa. Per permettere che le donne possano avere figli senza dover rinunciare alla vita professionale il metodo Findus non convince.

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6 thoughts on “Maternità a la carte

  1. Questa proposta e’ una trappola per le donne, tante di cui ci cadranno dentro pensando che tutte quelle energie che risparmieranno a 28 anni ce le avranno di nuovo a 45 anni. Comunque, alle quarantenni diventate madri i dirigenti maschili gli diranno che dovranno scegliere tra lavorare in azienda e far crescere i bambini… Francamente, dubito che le aziende dedicate a fare i computer sempre piu’ veloci e efficienti possano creare delle condizioni sane e salubri per gli esseri umani.

    • Tale proposta in più suggerisce che la maternità sia incompatibile con il lavoro. Quel che non si capisce è se credono che ritardare la maternità la renda più facile. Non crederanno mica che a 50 anni le notti insonni siano più sopportabili o che qualche app insegni ai pargoli a cambiarsi il pannolino o a alimentarsi da soli. Una follia!

  2. Concordo. Trovo che esista un timer mentale e psicologico oltre il quale anche una madre anela a smettere i panni della chioccia e francamente da parte mia non muoio neppure dalla voglia di fare la nonna. Le mie le ho cresciute senza nonne e tate, in un’età in cui non mi sarebbe dispiaciuto dedicarmi anche ad altro. Non credo esistano scelte univoche ma dovrebbero per l’appunto essere scelte e non vincoli contrattuali imposti da un mondo maschile che finge soltanto di semplificare la maternità.

    • Non credo sarebbe tanto difficile facilitare le cose per le famiglie. Si parla sempre di donne come se ormai gli uomini non avessero alcuna responsabilità verso i figli. Alla fine invece di creare un clima più conciliante e una società più serena e accogliente verso i più indifesi, si propongono misure assurde. Detto ciò, credo che come nonna saresti fantastica, con la tua fantasia e dolcezza. Poi, pensa, la nonna è un ruolo part time. Io la nonna la farei volentieri, ma i miei sono ancora adolescenti e chissà se avranno mai figli.

  3. Prposta completamente assurda e lesiva della libertà della persona. Altro che eugenetica! La natura, che ha posto tempi e limiti biologici ai desideri umani, prescrive che per dar vita a un bambino ed educarlo siano necessari un padre e una madre, compresi nella fascia d’età fertile. Tutto ciò ha un senso, non è un capriccio. Capricci invece sono i tentativi di imporre non solo alla biologia, ma a bambini incolpevoli situazioni di vita che li segneranno psicologicamente. Sono deliri di onnipotenza che ormai affliggono tutti, uomini e donne.

  4. Le imprese considerano che la maternità sia un peso, che assumere le donne sia un rischio. Ricordo ancora i colloqui di lavoro e queste proposte non fanno altro che confermare l’idea che sia meglio che le donne si tolgano dalla testa l’idea di fare figli. Quel che non capisco è cosa possa cambiare perché a 30 o a 50 i figli avranno le stesse esigenze, mentre i genitori saranno sfiniti, ammesso e non concesso che una volta scongelati gli ovuli, tutto il resto funzioni senza problemi. Un ulteriore considerazione da fifona qual sono, ma chi ha il coraggio di sottoporsi a una procedura del genere così a cuor leggero? Va beh che c’è gente che si sottopone a interventi di chirurgia estetica, ma a me sembra assurdo.

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