Vestite per un mondo a misura d’uomo

Apro Twitter per vedere cosa si dice delle decisioni del governo riguardo alla situazione della pubblica istruzione in British Columbia e mi colpisce il riferimento a un articolo apparso sul quotidiano spagnolo ABC intitolato “Vestidas para mandar”. Clicco il link e dopo alcuni tentativi giungo all’articolo completo. Immagino che la giornalista di turno al ritorno dalle vacanze si dedichi ad analizzare il look delle ministre locali.

http://abcblogs.abc.es/laboratorio-de-estilo/2014/09/07/vestidas-para-mandar/

Si sa che quotidiani e tabloid nostrani e spagnoli hanno l’abitudine di dedicare numerose pagine alla moda delle donne che occupano posti di responsabilità all’interno dell’amministrazione pubblica, perché possiamo aver acquisito uguali diritti davanti alla legge, ma non davanti all’obbiettivo di una macchina fotografica o da presa. Nel mirino dei media la donna non cessa di essere oggetto di un interesse del tutto sessista che si concentra sull’apparenza, il look appunto, per sottolineare, in questo caso, le tendenze della moda. Non sorprende che a perpetrare il machismo imperante sia uno stuolo di giornaliste, molto attente a sottolineare le qualità estetiche delle politiche.

Ricordiamo tutti le foto di Carla Bruni durante gli anni passati all’Eliseo, durante le visite ufficiali in Spagna e la “competizione” tra la prima dama francese e l’allora principessa Letizia. Guerra di fondoschiena, per dimostrare che nonostante tutti i passi in avanti e le conquiste legali, quando entriamo nello spazio pubblico lo facciamo sempre come corpi, prima ancora che come esseri razionali.

Le legislature finiscono, le urne sanciscono la vittoria di nuovi schieramenti politici, i governi cadono, le coalizioni si rinventano, ma le abitudini non cambiano. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio e così, nonostante cambi il colore dei partiti al potere, l’atteggiamento della stampa di dimostra coerente nel suo atteggiamento nei confronti della “femminilità” di coloro che, cromosomi a parte, si occupano della res publica.

Mi concentro sull’articolo dell’ABC e riconosco immediatamente un volto noto, Maria Elena Boschi. E’ lei ad aprire la galleria di fotografie di politiche apprezzate per la bellezza e lo stile. Nelle didascalie veniamo a sapere poco della traiettoria intellettuale di queste donne alle quali sono affidate scelte importanti per il futuro dei singoli paesi, ma ci vengono comunicati dati “significativi” per identificare lo stile di ciascuna, senza dimenticare i commenti sessisti di Berlusconi nel caso della nostra ministra che appare in compagnia della collega francese di origine marocchina Najat Vallaud-Belkacem, di cui si sottolinea il look “moderno”, nonostante il paese d’origine, per poi passare alla danese Helle Throning-Schmidt, soprannominata Helle Gucci, che suscitò la gelosia di Michelle Obama durante la visita oltreoceano e, per finire, dalla spagnola María Dolores de Cospedal. Della segretaria del Partido Popular, che governa con esiti disastrosi il paese iberico, si menziona non solo la bellezza, ma anche l’intelligenza, in modo che i suoi elettori non dimentichino le qualità di colei che in mezzo a innumerevoli scandali si mantiene ferma alla giuda del partito che sta portando il paese sull’orlo del baratro. Mentre la Spagna fa i conti con la recessione, con un elevatissimo tasso di disoccupazione, con lo smantellamento del Welfare e la privatizzazione della sanità e della scuola, ciò che importa sottolineare in una domenica di fine estate è che qualcosa non cambia sotto il cielo delle democrazie occidentali: le donne resteranno femmine, si continuerà a parlare di loro perché hanno un effetto mozzafiato sul pubblico maschile. Così prendiamo due piccioni con una fava: ribadiamo che le donne che sono sempre e comunque corpi e facciamo in modo che le lettrici si sentano spronate a seguire l’esempio di queste donne di successo e si dedichino a farsi belle e non a pensare come si possa cambiare un mondo che continua ad essere a misura d’uomo!

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5 thoughts on “Vestite per un mondo a misura d’uomo

  1. A me non disturba che le donne pubbliche siano anche in ordine e femminili. Tremo quando sento che dietro una seduta dal parrucchiere vaga un neurone solitario che non riesce ad esprimersi compiutamente. La piacevolezza dell’aspetto è un atout, inutile negarlo, ma se ne facciamo una bandiera perdiamo di vista tutto quello che conta e mi pare che le donne per prime spesso si indignino perché vengono giudicate per il loro aspetto e un secondo dopo utilizzino quelle stesse armi per ottenere risultati.

    • Sarebbe un discorso lungo, a me quel che disturba è che anche quotidiani seri, non del tipo di Novella 2000 o Chi, pubblichino articoli di questo tipo, frequenti anche sul Corriere. Ricordo che il giorno in cui si formò l’ultimo governo c’era un articolo con tutte le foto delle donne ministro correlate da un’analisi dei capi d’abbigliamento scelti per quell’occasione. Come se non ci fossero state altre questioni importanti da analizzare… Mi pare che l’aspetto fisico e la moda siano spesso usate per sminuire la professionalità delle donne e per distrarre l’opinione pubblica da problemi ben più gravi. Che poi ci siano donne che utilizzino il loro “erotic capital” per far carriera è indubbio.

  2. Quando i giornali e le riviste “seri” riducono le donne, sopratutto le politiche, al livello delle immagini in due dimensioni, allo scopo di enfatizzare solo il loro abbigliamento e la loro bellezza, e’ perche’ vogliono neutralizzare la loro capacita’ di criticare uomini, istituzioni, movimenti e ideologie che hanno creato sistemi di potere, che le tengono emarginate. Allora da quel punto di vista le donne non sono ancora scappate completamente da quei vincoli sociali rievocati dal Boccaccio nel Proemio del Decameron, in cui si rivolge alle donne, addirittura a quelle nobili, che si sentono sempre “ristrette da’ voleri, da’ piaceri, da’ comandamenti de’ padri, delle madri, de’ fratelli e de’ mariti…”!

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