Istruzione o distruzione?

Secondo il calendario scolastico le scuole a Victoria dovrebbero aprire i battenti il 2 settembre, il giorno dopo Labour Day, la festa del lavoro che sancisce la fine della pausa estiva. E’ una tradizione consolidata che ai primi di settembre o, in alcuni casi durante l’ultima settimana di agosto, i ragazzi riprendano gli studi. Ogni anno l’avvicinarsi di tale data è accompagnato da una certa nostalgia, da una vena di tristezza per quell’estate ormai finita, da un pizzico di angoscia per chi si affaccia verso l’ignoto e, in rari casi, da espressioni di giubilo da parte di grandi e piccini. Io, da piccola, ero uno di quei bambini che non vedevano l’ora di iniziare la scuola. A cinque anni pensavo che andare alle elementari fosse la cosa più bella del mondo e avevo insistito tanto che i miei genitori avevano persino trovato il modo di mandarmi a scuola un giorno di straforo a scuola con mia sorella che era già in prima elementare. Ricordo ancora l’emozione di quel giorno. Mi sentivo così importante per il fatto di andare a scuola. Ero proprio soddisfatta, orgogliosa di aver raggiunto quel traguardo. Sarò forse una mosca bianca, ma ho sempre associato l’inizio di una anno scolastico come un presagio di qualcosa di positivo. Si guardava il mare si settembre e si iniziava a fare progetti. Si sceglieva il diario in una giornata di burrasca e ci si preparava per quel nuovo inizio. Non so come lo vivessero i miei genitori, a quell’epoca non tanto remota, non ci si interrogava tanto sui sentimenti, però io almeno da bambina il ritorno alla scuola lo vivevo con entusiasmo.

Da genitore e da insegnante, quest’ultima settimana di agosto la vivo con un senso di aspettativa: è il momento di fare progetti, di pianificare nuove attività, di cercare di rivoluzionare la routine familiare e trovare il perfetto equilibrio tra attività professionali e parentali. Si cerca di comunicare entusiasmo ai figli si pensa a nuovi menù per assicurarsi che gli adolescenti mangino in modo sano, si cerca di mettere in pratica strategie innovative per evitare il caos mattutino, si fa il back to school shopping, tutto per essere pronti per l’appuntamento del 2 settembre.

Quest’anno, però nella Provincia del British Columbia l’ultima settimana di agosto si presenta incerta, non dal punto di vista meteorologico, ma da quello scolastico. In parole povere, non si sa se e quando riapriranno le scuole. Lo scorso anno scolastico si è concluso con due settimane di anticipo a causa dello sciopero generale della federazione degli insegnanti. Due settimane di vacanze in più per i ragazzi, niente scrutini e pagelle per tutti gli studenti dal kindergarten alla prima superiore. Tutti promossi d’ufficio. Dalla seconda superiore in poi i voti ci sono stati, basati solo su quello che era stato fatto fino a quel punto. In altre parole se c’erano ancora dei compiti in classe durante quelle ultime due settimane, non sono stati fatti, se qualcuno sperava di tirarsi su la media con quell’ultima verifica, niente da fare. Le pagelle per gli ultimi tre anni delle superiori sono arrivate come un terno al lotto. Non si sa come abbiano dato i voti, come abbiano risolto la questione dei ragazzi in bilico tra il 5 e il 6, ossia tra C- e F. I corsi di recupero sono andati in fumo, i genitori si sono trovati a fare i salti mortali per gestire famiglia e lavoro. Nel frattempo le trattative tra gli insegnanti e il governo a cui chiedevano di rispettare i termini imposti da una sentenza della corte suprema si sono insabbiate. Il governo non vuole sentire ragioni, non vuole rispettare il verdetto dalla corte suprema e dimostra un totale disinteresse nei confronti dell’istruzione pubblica, non cede sul numero di studenti per classe, sui fondi e sugli stipendi. Per dimostrare però che il governo è disposto ad andare incontro alle famiglie che lavorano, viene offerto un buono di $40 al giorno per coprire le spese della babysitter o del centro estivo. Il messaggio è chiaro: la scuola funziona come una babysitter, come un parcheggio nel quale posteggiare i ragazzi per circa 12 anni. Il messaggio si presta anche a una lettura ideologica che penalizza chiaramente chi va alle scuole pubbliche. Chi va alle private, chi può permettersi rette annuali di almeno $14’000 all’anno, non ha problemi, l’anno scolastico inizierà puntualmente, non ci saranno scioperi, l’istruzione è assicurata. Quelli che invece credono nell’istruzione pubblica come bene comune e fondamento della società civile si trovano a fare i conti con un governo che disprezza l’istruzione, che preferisce pagare un buono di $40 per il babysitteraggio, piuttosto che investire nella pubblica istruzione. Sembra assurdo, no? Il governo si rifiuta di firmare un accordo con gli insegnanti e propone di spendere i soldi risparmiati con lo sciopero per coprire il costo del daycare. Ovviamente per questo governo non c’è differenza tra insegnanti e babysitter. Non importa che i ragazzi non vadano a scuola, che non imparino niente, l’importante è vincere questa battaglia e gridare ai quattro venti che l’economia neoliberale se ne fa un baffo dell’istruzione.

Per gli studenti delle superiori, quelli che alla fine del semestre dovranno sostenere gli esami provinciali i cui risultati determineranno l’entrata all’università, non c’è nessun tipo di istruzione. Semplicemente se ne restano a casa o si organizzano per guadagnarsi qualcosa occupandosi magari di quei bambini i cui genitori lavorano. Per i genitori dei ragazzi handicappati la situazione è particolarmente tragica. Non ci saranno insegnanti di sostegno disponibili per loro.

Nel frattempo le due parti, la federazione degli insegnanti e il governo hanno chiesto il silenzio stampa sulla questione, decisione che lascia perplesso chi vorrebbe essere messo al corrente di ciò che avviene dietro le quinte. Che si tengano all’oscuro i genitori e i ragazzi sembra roba da regime totalitario e fa riflettere sul ruolo della scuola in un paese democratico, sul ruolo del governo nel fornire un’istruzione di qualità che permetta a tutti gli strati della popolazione di eccellere. Il provveditore ha mandato una lettera dal tono lapalissiano in cui esprime ciò che sapevamo già, non si sa se le lezioni inizieranno regolarmente. Ci si sente trattati come bambini, come idioti da chi dovrebbe farsi carico dell’istruzione. Se tanto mi da tanto, non oso pensare come trattino i ragazzi in classe. Tralasciando questa considerazione che dimostra il mio chiaro cinismo made in Italy, anche i più flemmatici genitori canadesi iniziano ad essere visibilmente frustrati e con ragione. I genitori che lavorano si trovano di fronte a un difficile dilemma: cosa fare? Per chi ha i figli più grandi che possono badare a se stessi, la faccenda sembra più facile: i genitori al lavoro, i ragazzi che si arrangino. Se vogliono dormire fino a mezzogiorno, occhio non vede, cuore non duole, cosa fanno poi il resto della giornata, meglio non saperlo. Sicuramente non si organizzano per fare corsi autogestiti di algebra o di chimica, insomma sono ragazzi, siamo realisti. Nel frattempo tutta questa situazione fa riflettere sul ruolo della scuola in una paese democratico. A cosa serve, sempre che serva? Le scuole pubbliche sono un parcheggio gestito dallo stato? Che tipo di messaggio comunica il governo con le sue manovre? Vorrei proprio sapere come fa questo governo a utilizzare i fondi pubblici, quei soldi che andrebbero per pagare gli insegnanti, per pagare il servizio di babysitter. Come fa un genitore a rimanere impassibile di fronte allo smantellamento dell’istruzione pubblica? La sottoscritta non è rimasta con le mani in mano e ha fatto l’unica cosa che sa fare, ossia scrivere. Insieme ad altri genitori ha redatto una petizione a favore dell’istruzione pubblica. Non sappiamo se servirà, ma almeno abbiamo espresso il nostro rammarico nei confronti delle misure del governo per difendere il diritto dei nostri figli all’istruzione. Non sembra una richiesta assurda in un paese democratico…

Se volete firmare anche voi, ecco il link

https://www.change.org/p/premier-christy-clark-listen-to-our-children-s-teachers

 

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8 thoughts on “Istruzione o distruzione?

  1. Anche la scuola italiana, come saprai anche se non la pratichi attraverso i tuoi figli, ha grossi problemi. In generale è proprio il ruolo della scuola che andrebbe chiarito e spesso sono proprio i genitori a non aver le idee chiare e a richiedere un servizio di baby sitter più che un polo culturale.
    Discorso lungo…

  2. So che la scuola italiana ha parecchi problemi, ogni sistema scolastico riflette i valori del paese. Non voglio paragonare i due sistemi, ma qui siamo in una situazione disperata. Non sapere se inizierà la scuola, come faranno i ragazzi a prepararsi per gli esami, è molto preoccupante.

  3. Posso mandarti una mail personale? E posso rebloggare e diffondere il tuo articolo? Lo trovo decisamente in linea con il mio pensiero e di quei pochi che in Italia (insegnanti tristemente compresi) la pensano come me…
    Buona giornata intanto 🙂

  4. Tutta la bellezza naturale di questa Provincia non puo’ compensare per la bruttezza intellettuale del nostro governo neoliberale, che ha deciso di prolungare questa crisi e che valorizza l’ambiente ben poco e l’istruzione pubblica anche meno.

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