Amicizia, profitto e relazioni umane

Ho esitato un po’ ad affrontare questo tema, forse per paura di perdere quei pochi amici che mi sono rimasti. Poi mi sono detta ma se questi amici vivono ad almeno tremila chilometri di distanza, anzi la maggior parte si trovano dall’altra parte del globo terracqueo, ossia a circa novemila chilometri di distanza, perché non riflettere su questo tema tanto attuale nel mondo globalizzato?

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Da tempo medito sul significato dell’amicizia e mi rendo conto che più ci penso, meno capisco cosa sia questo legame umane, ormai così in disuso. Certo il vecchio adagio “Chi trova un amico, trova un Tesoro” regge al passo del tempo, soprattutto quando ti ritrovi circondato da amici virtuali, quelli che si sforzano di premere “mi piace”, “like” o “me gusta”. E’ tutta lì l’amicizia, condensata in un tasto, così facile da sfiorare su un touch screen? Purtroppo a volte ho l’impressione che sia proprio così. Senza volerUnknown fare della sociologia spicciola o dell’antropologia culturale da quattro soldi, sono giunta alla conclusione che in questo mondo iperglobalizzato la solitudine del cittadino globale stia raggiungendo proporzioni davvero preoccupanti. Sì ho citato Bauman, sociologo di cui apprezzo molto le riflessioni, riflessioni che mi piacerebbe condividere con gli amici, con persone in carne ed ossa, magari davanti a un caffè o a una bibita, ma ormai riunire quattro amici al bar è un’impresa a dir poco eroica, se poi si intende anche parlare di qualcosa di sensato, il compito diventa più arduo, ma mai disperare.

Proprio ieri ho letto un articolo di un accademico che invitava a lavorare meno e vivere di più. http://www.timeshighereducation.co.uk/features/work-less-do-more-live-better/2014929.fullarticle#.U-geM9YQxRN.facebook. Pubblicato sul prestigioso Times Higher Education, “Work less, do more, live better” consiglia appunto di trovare il tempo per coltivare le relazioni interpersonali poiché passare troppe ore alla scrivania può essere controproducente sia per la salute fisica e mentale, sia per la produttività. Per quanto si possa pensare che la finalità dell’articolo sia smitizzare la produttività, il messaggio va proprio in senso contrario. L’economia neoliberale scopre il potenziale produttivo dei rapporti umani. Una delle regole d’oro dell’autore britannico è dedicare più tempo agli altri, non per altruismo, ma perché, in ultima istanza, si tratta di una strategia atta a migliorare la nostra qualità della vita, oltre, ovviamente, alla produttività. Dimentichiamoci l’altruismo, l’amore per il prossimo e ricordiamo che gli altri possono esserci utili, non solo per i favori che di quando in quando possiamo chiedere, ma per il nostro benessere. Apriamoci dunque agli incontri. Ne protremo trarre dei vantaggi. Regola numero uno per coltivare il tanto agognato well being è appunto “Connect. Cultivate your human relationships at work.” Attenzione, dunque, non si tratta di fare amicizia, ma di coltivare relazioni umane. Non si parla di friendship, ma di qualcosa di diverso. So che in questo paese così dedito al giardinaggio, coltiveranno anche le relazioni umane, a patto che non si eccedano certi limiti e non si cerchi di superare la soglia della cortesia formale per entrare in quel pantano esigente chiamato amicizia.

Per agevolare il compito al di fuori dell’ambito lavorativo sorgono i vari gruppi di MeetUp, portale che permette incontrare persone con interessi simili. logo-2xCe ne sono di ogni tipo, ogni città ha i suoi gruppi, chiunque può crearne uno ad hoc. Qui a Victoria, a seconda degli interessi, delle inclinazioni politiche e della genetica sipuò spaziare dal cibo alla spiritualità, alle attività all’aria aperta e persino agli abbracci. Non si tratta di un gruppo di cuori solitari, ma di persone che si incontrano e si scambiano qualche bricciola di calore umano. Ci sono poi riunioni per persone alte, Victoria Tall Club, ma come dicevo, mi mancano 10cm per essere ammessa.

Dati i miei interessi credo che inizierò con il “Table Conversations: Dessert and Coffee.” Nella solitudine della società liquida, niente di meglio di un buon caffè e, male che vada, qualcosa di dolce. Prossima riunione: 13 agosto. Stay tuned!

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10 thoughts on “Amicizia, profitto e relazioni umane

  1. Le amicizie sono il tasto dolente dei over quarantenni. Ognuno perso dietro ai fatti suoi, si fatica a mantenere i contatti e a trovare del tempo per coltivare l’amicizia. Più facile se l’amicizia è sostenuta da interessi o obiettivi comuni, molto più complicato se di tratta di amicizie storiche degli anni della scuola, soggette agli allontanamenti e alle curve della vita. Io non credo che i like sostituiscano le relazioni personali, a volte -raramente- scatta qualcosa, a volte no, in rete si crea una community fluida di persone che comunicano ma in fondo dopo i vent’anni si è tutti un po’ più soli. Non so… forse sono pessimista ma negli ultimi anni ho avuto molte delusioni in merito e ho scoperto di non aver più voglia di rincorrere persone che si aspettano sempre e solo che sia tu ad andare a trovarle. Meglio coltivare interessi comuni e abbassare le aspettative.

    • Concordo pienamente. Per chi poi si è spostato da un posto all’altro la situazione è ancora più pesante, però anch’io mi sono stufata di gente che concepisce l’amicizia solo a scopo utilitaristico e qui ce ne sono davvero tanti.

  2. Le amicizie fatte da adulti sono molto diverse da quelle fatte da giovani. Per carattere, sono introverso, e poichè sono emigrato giovane, sia pur in Italia, ho perso subito le amicizie giovanili Fatte altre, poche che gli amici sono pochi, comunque sono sempre state ontologicamente diverse.

    • Francamente prima di arrivare a Victoria non avevo mai trovato così difficile rapportarmi con gli altri, ma questo posto è proprio un mondo a parte. Comunque la casa di riposo me la prenoto in Spagna…

  3. Cara Marina, tocchi un argomento complicato, la parola amicizia oggi è usata per altri generi di relazioni assai meno profonde e affettive.
    Credo anch’io che le amicizie fatte da adulti siano diverse rispetto a quelle che durano da anni, a volte se si ha la fortuna di conoscere qualcuno sulla nostra lunghezza d’onda sono anch’esse solide e vere, certo è molto difficile.
    In ogni caso avvisa i capoccia locali che sia io che Rita vogliamo la tessera internazionale onoraria del Victoria Tall Club 🙂
    Attendo il resoconto delle tue Table Conversations, sono curiosa!
    Bacioni!

    • Risulta che il Table Conversation adesso lo fanno in un locale di una chiesa anglicana per cui il caffè sarà una ciofeca immonda, il locale deprimente e in più bisogna portare qualcosa di dolce. Tutto sommato, beata solitudo, sola beatitudo!

      • Hahaha, sto morendo dal ridere! Ora devi andarci, i lettori del tuo blog lo pretendono.
        Ma perché non fai la focaccia per tutti 🙂 ? Ti guardagneresti la presidenza!

      • Oggi acqua a catinelle e nebbia fitta in serata, quindi ho rimandato le iniziative sociali e sono rimasta a casa con un maglione decisamente invernale. Sembrava di essere in autunno! La nuvoletta di Fantozzi colpisce ancora!

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