C’era una volta una favola

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C’era una volta una porticina rossa, due gradini, un sentierino e la promessa di un regno incantato. La magia delle piccole cose. Un elfo, un folletto, un grazioso personaggio del bosco, una dolce nonnina sulla sedia a dondolo, un nanetto dalla barba bianca cosa poteva celarsi là dietro? Cappuccetto Rosso sulla via della casa della nonna non era riuscita a resistere alla tentazione di dare un’occhiata. Lupi per la strada non ne aveva incontrato perché ormai erano una specie protetta e la bimba con il cestino e la mantellina rossa aveva un cellulare di ultima generazione. Sua madre poteva stare tranquilla, non era necessario che passasse mezz’ora a farle le raccomandazioni, a ricordarle di non parlare agli sconosciuti, di non passare per il bosco. La madre era certa che alla sua dolce creatura non potesse succedere niente di male. Rassicurata dalla protezione tecnologica che avrebbe dovuto garantire l’incolumità della piccola, la progenitrice si era persa nella selva virtuale nella quale si dilettava durante il tempo libero. Aveva seguito virtualmente tutto il percorso della figlia senza che quest’ultima se ne accorgesse, ma proprio alla fine le era venuta sete ed era andata in cucina a prendere un bicchier d’acqua. Cappuccetto Rosso che ormai di computer e navigatori ne sapeva di più della madre e del padre messi insieme, ne aveva approfittato per dirigersi verso la casetta rossa. Così la piccola attraversò la strada e indugiò prima di convincersi a fare un’ulteriore passo disobbedendo a quanto le aveva raccomandato il papà il giorno in cui aveva programmato il braccialetto elettronico con cui la famiglia poteva stare in costante contatto con lei.

Era da tempo che Cappuccetto aspettava l’opportunità di assaporare la libertà, lontana dalla vigilanza incessante dei genitori, due dinosauri dalla mente barocca impazziti per la tecnologia ed esageratamente protettivi nei confronti di quella bimba concepita in laboratorio dopo anni di infruttuosi tentativi. Cappuccetto Rosso, cresciuta in quell’ambiente claustrofobico, non vedeva l’ora di poter andare a trovare la nonnina ottantenne perché nonostante la vecchiaia era più lucida e divertente dei genitori. In più a casa sua non c’era campo per cui mamma e papà dovevano desistere dalla sorveglianza. Una volta entrata nella casetta gialla della nonnina poteva dare briglia sciolta all’immaginazione, cantare, saltare, farsi raccontare le favole più spaventose, quelle che ormai erano state bandite per legge. Nel cottage della nonna il politically correct, così come i gadget tecnologici erano stati messi al bando. I genitori di Cappuccetto non vedevano di buon occhio queste visite, ma ogni tanto lasciavano che la piccola vi si recasse. Quel giorno era il compleanno della nonna e Cappuccetto era proprio felice. Qualche isolato prima di raggiungere il viale alberato al termine del quale si trovava la casetta della nonnina aveva scorto quella porticina alle radici di un enorme albero e si era fermata incuriosita. L’altra volta non c’era o forse non l’aveva notata per via dell’erba che in primavera copre i giardini della zona. Quella porticina aveva un fascino particolare e approfittando della distrazione della madre, Cappuccetto non esitò a bussare Toc, toc. “Entra, piccola!” la invitò una voce melodiosa e suadente. Aperta la porticina, una dolce fragranza di pasta frolla danzò nell’aria, inebriante. All’interno, disposti su scaffali colorati l’attendeva un paradiso di torte, pasticcini e biscotti. “Che delizia!” esclamò sorpresa Cappuccetto. Non sarà mica come la casa di Hansel e Gretel, vero? domandò con un pizzico di preoccupazione. La bambina infatti era affezionati alla lettura e conosceva bene i pericoli delle case di marzapane. Questo regno della dolcezza, però la conquistò. Non si trattava di dolci normali, di crostate, tiramisu, bigné e cannoli come quelli che vendevano in pasticceria. Questi avevano un tocco particolare. Ciascuno era fatto a forma di libro , un libro dal sapore della trama. Dolci che sprigionavano avventure. Storie bizarre, tristi o allegre si sprigionavano ad ogni boccone. Era una sensazione nuova, il piacere del gusto e quello del racconto uniti in un’esperienza deliziosa.

– Ci sono anche i libri di scuola? Chiese con una certa curiosità Cappuccetto Rosso che nonostante amasse la lettura odiava le lunghissime ore passate tra le pareti scolastiche.

– Certo, ci sono anche quelli, sono ripieni di verdure amare: cicoria, cavolo nero, carciofi.

– Non si potrebbe aggiungere un po’ di dolcezza ai libri di testo?

– La dolcezza non è tutto nella vita, piccola cara. Rispose la voce all’interno del tronco dell’albero.

Fino a quel momento Cappuccetto non aveva visto nessuno, solo una voce in quel paradiso di prelibatezze.

– Allora vorrei una torta di radici quadrate per imparare tutto il programma di matematica dell’anno prossimo.

– Non avere fretta, le suggerì la voce. Assaggia quello che vuoi, fai con calma. Qui troverai tutte le storie che sono state messe al bando dal Ministero per l’uniformità culturale.

– Ma allora… sussurrò preoccupata la piccola che aveva sentito dire dalla nonna che un tempo esistevano moltissimi volumi di storie splendide e spaventose, ormai vietate dal nuovo regime impegnato a salvaguardare l’innocenza dei più piccoli. Gli anziani che si ricordavano ancora l’era in cui esistevano le favole più cruente ormai stavano scomparendo o erano stati allontanati rinchiusi in strutture adeguate lontano dai giovani.

La nonna di Cappuccetto gliene aveva parlato, ma la nipotina credeva che si trattasse di storie peregrine, frutto di una mente un po’ alterata dall’età.

Incuriosita inziò ad assaggiare ogni cosa e ben presto rimase stupita da tutte quelle storie e quelle deliziose creazioni frutto di un’arte pasticcera ormai scomparsa.

Ben presto iniziò a sentirsi sazia, ringraziò e si mise in cammino per arrivare dalla nonna. Si stava facendo buio e quando giunse a casa della nonna non trovò nessuno.

Era già arrivata un’ambulanza per portarla via nel regno dei vecchietti. Cappuccetto con il suo bagaglio di storie proibite tornò a casa preoccupata per lo strano avvenimento. I genitori le spiegarono che la nonna era partita improvvisamente per un lungo viaggio. Passarono le settimane, i mesi, gli anni, ma la nonna non tornò. Il sapore e il ricordo delle storie assaporate in quella casetta incantata la spinse a indagare il significato di quanto aveva appreso.

Aveva avuto il priviliegio di entrare nel mondo delle favole, un giorno anche lei avrebbe potuto raccontarle agli altri bambini, una volta sconfitto il regime totalitario che aveva messo al bando la fantasia.

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7 thoughts on “C’era una volta una favola

  1. Doveva essere un mondo incantato, ma non volevo che fosse popolato da streghe cattive, quindi l’incantesimo doveva essere di altro tipo… Grazie Miss, lettrice fedele e arguta! 😊

  2. Qualcosa sfugge sempre alle maglie strette del controllo! Delizioso il tuo racconto, io amo i romanzi distopici e qui hai fatto centro con libri e dolcetti. Davvero gradevolissimo 🙂

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