Cemento e paradossi: benvenuti a Butchart Gardens

Alberi

Alberi

Ricordate quando Celentano denunciava gli strazi ambientali causati dalla cementificazione delle periferie? Quei versi, “mentre lì in centro/ io respiro cemento” li abbiamo cantati tutti almeno una volta nella vita. La distruzione degli spazi verdi evocata con malinconia dal ragazzo della Via Gluck è un capitolo particolarmente scottante della nostra storia recente. Scrittori, registi e cantanti hanno denunciato gli effetti devastatori della proliferazione del cemento nella nostra penisola, nelle campagne, sui litorali. La scomparsa della civiltà contadina, l’industrializzazione, il boom economico con la sua sequela di problemi sociali si associano ad una parola: il cemento, un composto a base di calce indispensabile in edilizia. La dicotomia cemento-natura, speculazione industriale-paradiso perduto è profondamente radicata nell’immaginario di ogni italiano con un minimo di coscienza civile. Ebbene oggi ci avvicineremo ad un paradosso che trasforma e smentisce l’opposizione tra il composto calcareo, con il quale vengono erette case ed edifici e la bellezza incontaminata della natura. Un paradosso che ci riporta alle parole di Guy Debord, “il vero è un momento del falso”.

La storia inizia in una una cava di calce abbandonata.

IMG_20140725_105935

Non abbandonate la pagina, ora vi spiego. Torniamo all’epoca della colonizzazione dell’isola quando Victoria all’epoca della febbre dell’oro divenne un fiorente emporio. In quegli anni di profonda trasformazione sorsero diverse industrie, quella del legnamente, tutt’ora in attivo e quella più modesta dell’estrazione della calce da usare nelle opere di costruzione. Si da il caso che un bel giorno Mr. Butchart, figlio di un immigrante scozzese, giunse sull’isola con l’intenzione di dedicarsi all’estrazione della calce per la produzione del cemento da commercializzare nelle città del Pacifico, da Seattle a San Francisco. Erano i primi del Novecento e l’imprenditore canadese insieme al fratello fece una discreta fortuna con il calcare estratto dalle cave della penisola di Saanich a una ventina di chilometri dalla città di Victoria. Gli affari andarono a gonfie vele per anni finché i giacimenti di calce si esaurirono, ma non la fantasia della coppia.

IMG_20140725_105946

Se non era rimasto più niente di quella collina calcarea e la zona aveva assunto un aspetto decisamente spettrale non era il caso di disperarsi. Era giunto il momento di far volare la fantasia e chi se non una donna pensava avere l’estro per trasformare un cratere abbandonato in un paradiso terrestre? Entra in azione la Signora Butchart.

IMG_20140725_105847

Eh, sì, perché se Robert Butchart era impegnato nel cementificio, la sua gentile consorte, Jeannie Butchart non era rimasta con le mani in mano e quando la cava non ebbe più niente da offrire epa ebbe una fantastica idea: rivestire di meravigliose piante quel paesaggio lunare dall’aspetto sterile e spettrale. Con grande immaginazione, estro e caparbietà, oltre ad un discreto esercito di giardinieri, la Signora Butchart trasformò la zona in un paradiso terrestre, i Butchart Gardens, una delle attrazioni più famose dell’isola e di tutto il Canada.

Trasformazione della cava

Antico cratere

Si tratta di splendidi giardini botanici sorti sull’area dell’antica cava. Il cratere fu trasformato in laghetto, le zone circostanti vennero coperte di terra e seminate con mille piante e fiori diversi fino a creare un’opera d’arte. L’ex miniera a cielo aperto si ricopre di verde, un verde ricreato ad arte per dar vita ad una natura lussureggiante che di naturale non ha proprio niente. Ecco qui il paradosso della bellezza naturale artificialmente creata su un territorio sfruttato per l’estrazione di quel minerale che rese possibile l’espansione industriale nella zona del Pacifico.

IMG_20140725_104954

Astuta e visionaria la signora Butchart, non vi pare? Fu lei che con pazienza ripristinò il verde dove ormai non cresceva più niente, che sfruttò le pendenze, gli strapiombi, le voragini per creare un ambiente unico nel quale far fiorire la flora più lussureggiante.

IMG_20140725_110156

Passeggiare per questi giardini è come fare un corso intensivo di botanica e scoprire la bellezza di specie sconosciute, importate da paesi lontani o autoctone della zona. Le sequoie, i pini, gli abeti circondano le aiuole, i roseti, il giardino giapponese e persino il giardino all’italiana.

IMG_20140725_115800

 

La guida che ci consegnano all’entrata di questo meraviglioso parco indica che all’interno dei Butchart Gardens si trovano oltre un centinaio di speci vegetali. Scorro le pagine per scoprire i nomi di tanti fiori sconosciuti.

Angels's Trumpets

Angels’s Trumpets

Scopro che questi fiori gialli, già visti a Beacon Hill Park, si chiamano Angels’ Trumpets, nome azzeccatissimo per le trombe celestiali, altresì note come Bugmansia. Fioriscono durante i mesi estivi e raggiungono dimensioni notevoli, un fiore degno di questo enorme continente. “Le trombe d’oro della solarità” immortalate da Montale si rivestono di nuovi significati, forse meno poetici, ma esteticamente piacevoli.

 

Tra le rocce emergono fiori di ogni tipo, begonie multicolori, cestini di piante danno il benvenuto ai visitatori preparandoli per la scoperta di questo paradiso le cui forme e color mutano con le stagioni.

Annunci

9 thoughts on “Cemento e paradossi: benvenuti a Butchart Gardens

  1. Ma tu guarda, la signora è stata semplicemente geniale, questi giardini sono davvero ricchi e affascinanti.
    Hai cambiato layout al blog o sbaglio? Mi piace, brava Mari! Bacioni!

    • Sì, effettivamente ho trovato questo che mi sembra più adatto, oltre ad essere gratis 😜. Non per niente sono le impressioni di una genovese in Canada, non posso smentire le mie origini pagando per l’upgrade. Bacioni, Miss.

  2. Un giardino veramente degno del “Romanzo della rosa”; che strepitoso! Chissa’ cosa ne avrebbero pensato i poeti medievali se fossero riusciti a vedere una tale meraviglia? Pero’ in quanto “hortus conclusus” forse ispira piu’ reverenza del sacro durante l’autunno o l’inverno, quando ci sono meno turisti e la pace ritorna ai viottoli. Auguri!

  3. I Butchart erano davvero una coppia intraprendente e e lungimirante, visti i risultati! Bellissimi i giardini… eppoi scopriamo che a Victoria c’è anche, di tanto in tanto il SOLE! Bene continuate con queste belle gite, chè qui ce le godiamo anche noi!

    • Potrebbe servire da esempio per tante aree industriali abbandonate. Ci vorrebbe un po’ di spirito imprenditoriale e dei finanziamenti oltre alla volontà di investire nel verde. Il talento per farlo sicuramente ci sarebbe. Pensa che anche qui hanno tentato di ricreare il giardino all’italiana. 😃

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...