Totem e postmodernità

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Colori brillanti, rosso, nero bianco, le tonalità scure del legno e qualche accenno di verde e di giallo si stagliano contro il rosso intenso di uno dei vagoni della prima ferrovia che attraverò l’isola a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo quando i colonizzatori europei e asiatici aprirono nuove vie di comunicazione verso il nord boscoso dell’isola. Il treno, la locomotiva di legno che vedete alle spalle dei totem, crea una composizione visiva caratterizzata da forti contraddizioni. Se fosse una poesia sarebbe un ossimoro. Una strana combinazione di elementi contrastanti, il cui significato probabilmente non sia immediatamente visibile.

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Duncan, crocevia del commercio del legname, centro abitato, tutt’ora dominato dall’industria del legno, la logging industry, erige totem, strutture di legno che commemorano la storia, la mitologia, le credenze indigene in un territorio straziato dall’incontro con quell’alterità destinata a dominare per sempre questa terra. I vagoni che trasportavano il legame, costruiti anch’essi in legno, fanno da sfondo ad altri tronchi d’albero che hanno avuto miglior sorte, convertendosi in opere d’arte. Ed ecco il contrasto, tipicamente postmoderno, tra la ferrovia che aprì la via alla colonizzazione e allo sfruttamento delle risorse naturali dell’isola e la cultura indigena che valorizza il legno da cui estrae storie e leggende. La cultura colonizzata, snaturata, marginalizzata, allontanata per sempre dalle forme millenarie del vivere riassunte nei totem, rivive fianco a fianco con gli strumenti usati per neutralizzarla.

Ed ecco la tragica ironia di una cultura che evidenzia ciò che distrugge mentre pare dare spazio a ciò che ha destinato all’estinzione. I totem, come si può leggere nelle didascalie, sono tutti recenti. I depliant informativi che fornisce l’ufficio turistico sono chiari al rispetto, basta riflettere sul loro contenuto per capirne la perversità.

Depliant Totem

E’ il Duncan Business Improvement Area Society in collaborazione con la città di Duncan che sponsorizza i tour gratuiti dei totem e il materiale informativo. Insomma gli uomini d’affari si sono resi conto del valore commerciale e culturale dei totem e hanno deciso di investire per rivitalizzare il centro città e capitalizzare su una forma artistica che il modello capitalistico aveva messo in ginocchio. Da lì l’iniziativa di valorizzare i totem in modo da incrementare l’interesse per le piccole attività commerciali del centro soffocato degli ipermercati e dalle grandi catene che sorgono tutt’intorno. Lungo l’autostrada che attraversa la città non manca niente, tutte le grandi catene da McDonald a Wallmart si sono date appuntamento. I vari i Tim Horton, risposta canadese e proletaria a Starbucks, i fast food e i family restaurant, i ristoranti omologati con cibo industriale plastificato si susseguono lungo la Trans Canada Highway in un’incessante strip mall.

In quel che rimane del centro, in quelle viuzze perpendicolari erette nel secolo scorso, il tempo scorre più lentamente, più a misura d’uomo e la camera di commercio vuole assicurarsi che i visitatori non perdano l’occasione di fermarsi ad ammirare ciò che Downtown Duncan può offrire a chi cerca un modo di vita alternativo a quello della grande distribuzione.

Il depliant dei totem è un tentativo di dare visibilità agli elementi autoctoni, facendo leva sugli aspetti artistici della cultura indigena. Cito: “The city of Duncan has a strong tie with Cowichan Tribes. We border the Cowichan Reserve Landes and our citizens come together in many settings.” La città di Duncan mantiene forti legami con le tribù Cowichan che, come indirettamente si indica, vivono in gran parte nelle riserve, ma si incontrano in città. Deduciamo che fortunatamente l’apartheid non è più in vigore e che il centro urbano costruito dai colonizzatori, non respinge i suoi primi abitanti, ossia le tribù Cowichan da cui prende il nome la zona. L’esperimento delle Residential Schools, che sottrassero i bambini indigeni dalle loro comunità per assimilarli alla cultura anglosassone, fallì miseramente e fu un capitolo particolarmente oscuro della colonizzazione di questo paese. Oggi, nonostante i tentativi di integrare le due culture, è ovvio che quella indigena sopravviva in uno stato di miseria e marginalità. Lo si avverte camminando per il centro ed entrando nei negozi.

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Ci fermiamo a pranzare al Duncan Garage, un Organic Cafe installato in un ex garage a ridosso dei totem.

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Il menù include elementi multiculturali tratti da tradizioni diverse ed elaborati in modo innovativo e vegetariano. Scegliamo un wrap, una quiche e una versione più salutare del famoso Mac ‘N Cheese, commercializzato e reso onnipresente dalla Kraft. Sapori e tradizioni lontani, dal Messico alla Francia, si sposano con il fast food nordamericano, il Mac ‘N Cheese appunto, cercando di riportarlo a livelli accettabili per i palati più “health conscious”, più attenti alla salute alimentare. La pasta con il formaggio è accompagnata da zucchini, funghi, peperoni e cipolle. E’ tutto delizioso, preparato con ingredienti freschi provenienti dalle fattorie locali. Quasi una “10K diet”, una dieta costituita da ingredienti coltivati in un raggio di 10 Km.

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Mi guardo intorno alla ricerca di quell’incontro tra culture di cui si parla nel depliant. I clienti del locale sono tutti rigorosamente di estrazione europea, le chiome dorate, incolte o rasta, accuratamente pettinate o raccolte in trecce vagamente hippy, si confondono tra i tavoli. Il nero corvino delle chiome indigene non appare tra gli amanti della cucina biologica.

Mentre mangiamo continuo a leggere la brochure: “To recognize this union the City has erected over eighty totem poles, most of them concentrated within the Downtown Core.” Il centro storico, quello che si è sottratto dalla proliferazione dei chain stores, le orribili catene che hanno deturpato il paesaggio del continente nordamericano, è fiero della sua cultura come si evince dal seguente brano: “As a result, Duncan is home to one of the most unique outdoor museums in the world. Today our totem poles stand proudly beside our roads, business, and parks –a celebration of an ancient art form and deep-rooted traditions that continue to thrive today!”

I totem, simbolo di una cultura che il governo canadese aveva tentato con impegno di distruggere, troneggiano nelle strade del centro, nella zona dei negozi a conduzione familiare, dei piccoli commerci, dei caffè e dei ristorantini.

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Alziamo la testa e vediamo gli striscioni con il logo del centro città. “Eat, Shop, Play”, leggiamo sul depliant e riconosciamo immediatamente l’eco del bestseller, Eat, Pray, Love, da cui deduciamo che si tratta di uno slogan recente, destinato a sottolineare l’aspetto consumistico della strategia pubblicitaria. Venite a Duncan a mangiare, a fare shopping e a giocare. Non si capisce bene se quel “play” fosse necessario per evocare il più spirituale “pray” o per ricordare la presenza del Casinò. Meglio non indagare. Gli striscioni di tela che adornano i lampioni risaltano gli elementi considerati più importanti nel centro città: svetta il City Hall, palazzo comunale in mattoni rossi, affiancato da una shopping bag di dimensioni gigantesche contenente prodotti locali, verdura, vino e un quadro, per ricordare il mercatino di prodotti ortofrutticoli che si tiene il sabato mattina, il vino prodotto nei vigneti della valle di Cowichan e i prodotti artigianali, oltre agli oggetti in vendita nei dintorni. Spicca poi la tenda rossa e bianca di un ristorantino e da un altro edificio emerge una chitarra perché d’estate ci sono sempre concerti all’aperto nella zona vicino alla stazione in disuso. Quasi nascosto e mimetizzato tra i colori del disegno un piccolo totem, alto la metà della borsa della spesa, per chi avesse dei dubbi riguardo al valore simbolico delle immagini.

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5 thoughts on “Totem e postmodernità

  1. Ho apprezzato particolarmente le tue riflessioni. La modernità marginalizza e distrugge la cultura originale dei luoghi salvo poi accorgersi che se ne può trarre un vantaggio economico, vale con i dovuti distinguo anche per molte piccole località italiane. Buon lunedì!

    • Qui la situazione è particolarmente triste perché le popolazioni indigene sono ridotte a un livello di marginalità culturale impressionante. L’alcolismo è rampante, i problemi di salute mentale, la povertà e il livello socioeconomico bassissimo contribuiscono ad una situazione molto triste e difficile da risolvere. Erano popolazioni nomadi con uno stile di vita difficilmente compatibile con quello attuale.

  2. No, aspetta, non ho capito bene…i totem sono stati fatti adesso credevo che fossero antichi.
    Sì, le tue osservazioni sono molto pertinenti e profonde, hai ragione sugli effetti della modernità.
    Ecco posso aggiungere una cosa? Formaggio, zucchini, funghi, peperoni e cipolle non mi sembra proprio una cosina leggera 🙂
    Un bacione carissima!

    • Sì, i totem di Duncan sono tutti recenti. Quelli del secolo scorso probabilmente li avevano distrutti tutti. C’è stato un periodo nella storia canadese in cui il governo ha tentato di annientare la cultura indigena per assimilarli ai “bianchi” attraverso le Residential School. Li strappavano alle famiglie, gli proibivano di parlare le lingue indigene, li maltrattavano, insomma una storia da far rizzare i capelli.
      Il Mac ‘N Cheese che hanno preso i bambini è la versione salutare di quelli in scatola che sono arancioni, con coloranti e aromi artificiali. Ai canadesi piacciano tantissimo al punto che la Kraft, sempre attenta alle tendenze di mercato, li ha ribattezzati Kraft dinner. Aggiungendoci le verdure e il formaggio naturale si migliora molto la ricetta “originale”. Il capitolo leggerezza è un concetto a parte…

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