La guerra del basilico

Come resistere a un titolo così, soprattutto se trovato per caso sugli scaffali della biblioteca centrale di Victoria? E’ stato senza dubbio un “lucky find”, una sorpresa inaspettata. Considerando la mia passione per il pesto e per tutte le ricette che lo contengono, l’ho subito preso in prestito. Devo dire che anche il sottotitolo “Una commedia brillante tinta di giallo” ha contribuito alla mia decisione. Anche l’editore, Einaudi ha avuto il suo peso e, perché negarlo, il nome dell’autore, Nico Orengo, di cui avevo letto numerosissimi articoli, mi ha indotto a portarmelo a casa e a lanciarmi a capofitto  nella lettura.Guerra del basilico

Insomma se la scelta di un libro è un po’ come la scelta di un cibo, con il basilico non potevo sbagliarmi. Era da qualche giorno che ciondolavo e, come ho indicato nel post precedente, “Libreria, armadio, frigorifero: similitudini inquietanti”, non riuscivo a decidere cosa leggere. Iniziavo un libro e dopo poche pagine lo abbandonavo, spolveravo qualche volume acquistato da tempo, ma non riuscivo a concentrarmi. Avevo voglia di novità e di sorprese.

La guerra del basilico prometteva un’avventura tra paesaggi conosciuti, il ponente ligure e una scrittura agile, dal tocco ironico, quasi iperbolico. Quelle sfumature di giallo, accennate in copertina, avevano sollecitavano la mia fantasia. L’idea di ritrovarmi nella mia terra era di per sé molto allettante, se in più avessi trovato una trama avvincente e divertente, sarei stata più che soddisfatta.

La trasferta di una giovane biologa in “missione” stabilire le responsabilità del Museo Oceanografico di Montecarlo nella proliferazione di un’alga assassina, la Caulerpia Tasifolia, che minaccia di avvelenare le acque del Mediterraneo, aveva evocato altre atmosfere più decisamente noir, in particolare le indagini della sfortunata protagonista di Perdas de fogu, il romanzo denuncia di Carlotto che rivela gli effetti devastanti dell’inquinamento da nanoparticelle della base Nato sulla zona circostante. Lasciando volare la fantasia, mi aspettavo una trama più macchiavellica, dai risvolti tragici, ma l’universo narrativo creato dall’autore torinese oscilla tra il registro comico e quello sentimentale, lasciando poco spazio alle pennellate gialle.

L’indagine scientifica lascia spazio a trame secondarie tra cui spiccano le tragicomiche disavventure degli ospiti dell’hotel Tropicana in cui trova alloggio la protagonista, Sandra Piovano, biologa del Politecnico di Torino. In questo variopinto microcosmo si intrecciano le vite di numerosi personaggi peculiari, un gruppo di avvocati, albergatori per caso, un cameriere, cuoco, portiere tutto fare, Adriano, che da anni cura amorevolmente una gigantesca pianta di basilico, e i residenti della fatiscente struttura alberghiera, in particolare Oscar, un eccentric viaggiatore sulle tracce della sedia a sdraio utilizzata da Grace Kelly durante le riprese di Caccia al ladro. Mentre l’albergo scivola grottescamente verso la rovina e Sandra continua le sue indagini, riemerge il passato di Adriano, in particolare l’incontro voyeristico con una sconosciuta donna straniera, giunta misteriosamente dal mare e abbandonata dai flutti sulla spiaggia.

I personaggi e le storie si intrecciano con uno stile leggero che a tratti strappa qualche sorriso, ma il tono comico non raggiunge le vette di Benni e il giallo sbiadisce tra pennellate di rosa malinconico. L’aroma del basilico aleggia nell’aria, ma in generale il mix di stili e di tematiche non convince del tutto. Il grave problema ecologico che Sandra è incaricata di risolvere passa ben presto in secondo piano e la denuncia dell’irresponsabilità e del cinismo della comunità scientifica si sfuma per lasciare spazio alle improbabili avventure del Tropicana, vero protagonista del romanzo.

Nel complesso non mi lamenterò troppo; il profumo del basilico è sempre un buon balsamo per curare la nostalgia, soprattutto se si ottiene a costo zero, inaspettatamente, nella biblioteca di una città decisamente anglo, in cui persino il francese latita. Un dubbio però rimane. A chi sarà venuto in mente di scegliere proprio questo titolo? Chi sarà stato l’acquisition librarian che avrà deciso di inserire La guerra del basilico nel catalogo? Cosa avrà sollecitato l’estro e la fantasia dell’anonimo bibliotecario? Forse si potrebbe costuire una storia divertente a partire da questo enigma. Ci penseremo su, nel frattempo il postino mi ha recapitato un altro romanzo di Alicia Giménez Bartlett e non vedo l’ora di leggere le indagini di Petra Delicado e del subinspector Fermín, perché, lo confesso, ho un debole per Petra.  A volte riconosco che mi dà leggermente sui nervi, che il suo pseudo feminismo mi resulta alquanto irritante, ma è un po’ come con la Nutella, so che mi farà venire i brufoli, ma non esito ad affondare il cucchiaino nel barattolo.

Ora non vorrei che pensaste che abbia intenzione di starmene in panciolle tutta l’estate, abbiamo ancora tanti posti da visitare e nei prossimi giorni c’è in programma una gita fuori porta. Stay tuned!

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6 thoughts on “La guerra del basilico

  1. Non conosco questo libro, ma spesso, leggendo cose recenti, si vede chiaramente che sono la riedizione, mixata con elementi di varia provenienza, di situazioni presentate da altri autori. Leggendo la recensione mi veniva in mente il bellissimo Agosto, moglie mia non ti conosco di Achille Campanile. Quello era umorismo di alta qualità!
    Attendo i riscontri della gita fuori porta (e anche qualche segno di vita da parte dei miei nipoti). Per intanto continua a controllare il postino perchè porterà qualcosa… Buon fine settimana a tutta la banda! 🙂

    • Beh, per me, il solo fatto di aver scoperto che hanno libri in italiano è già una gran cosa! E’ un libro che si legge in poco tempo, ma non è un capolavoro. La banda sta bene. Ci sono grandi novità all’orizzonte. Ti farò sapere in separata sede. Un abbraccio a tutti!

  2. Uh, sai a chi era piaciuto tanto questo libro? A mia zia, mi sono sempreripromessa di leggerlo e me lo ahhai fatto tornare in mente, peccato che non ti abbia anon ti abbia convinta e davvero strano che tu lo abbia trovato lì! Baci!

    • Non è che non mi sia piaciuto in assoluto, solo che mi sembra che manchi di coerenza, soprattutto a livello di trama. I paesaggi sono bellissimi, ovviamente. Chissà forse Il salto delle acciughe sarà migliore, ma in biblioteca non ce l’hanno. Secondo me devono avere dei cataloghi in inglese con descrizioni piuttosto sommarie e data la moda del pesto avranno pensato che fosse un libro da prendere. Chi lo sa? Devo fare indagini.

  3. Questo è un autore di cui non ho letto nulla e che non riesce a catturarmi nella rete. Chissà perché… Invece la Bartlett mi ispira tantissimo e so che a breve leggerò qualcosa. Da cosa inizio?

    • Volendo si può iniziare dal primo, Riti di morte o sceglierne uno a caso. All’inizio Petra e il suo aiutante hanno delle difficoltà enormi di comunicazione, poi con il tempo iniziano a conoscersi, ma c’è sempre una certa tensione che si risolve in chiave umoristica. Se vuoi seguire l’evoluzione sentimentale dei personaggi, puoi andare per ordine. Io li ho letti a caso, anche perché da qui non posso sempre scegliere. In più mi lascio guidare dai prezzi, cercando di prendere i tascabili. In Italia sono tutti pubblicati da Sellerio, quindi forse non ci sono differenze di prezzo. L’ultimo è ambientato in parte a Roma perché è una scrittrice che ha più successo in Italia che in Spagna. Comunque a me fa piacere leggerla, ormai conosco i personaggi, purtroppo quando conosci bene la psicologia dell’autore dei suoi personaggi, il suspense ne soffre, ma non si può avere tutto.

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