Dulcis in fundo

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Cosa fareste se a luglio doveste tirare fuori l’impermeabile e l’ombrello? Probabilmente aprireste un libro e cerchereste rifugio tra le sue pagine o andreste in cerca di qualcosa di dolce. Io ho fatto le due cose, prima un giro in centro e poi, dulcis in fundo un bel dolcetto per tirare su un po’ il morale, tanto il costume per quest’anno mi sa che non lo metterò proprio. Non dovendomi presentare all’odiata prova costume, posso concedermi qualche vizio.

In realtà oggi volevo raccontarvi qualcosa della storia della città e farvi vedere alcuni dei monumenti più significativi, prima di portarvi in pasticceria.

Benissimo, arriviamo nel cuore della città, il centro nevralgico della capital, il palazzo del Parlamento. Parliament Building, l’edificio più emblematico di Victoria, il centro legislativo e burocratico, il vero motore politico ed economico della città. Qui si svolgono le attività legislative, qui si riunisce il parlamento. Sull’ampio prato si svolgono cerimonie commemorative, concerti, eventi culturali e manifestazioni di ogni tipo: contro i tagli all’istruzione, contro gli OGM, contro il progetto di un oleodotto. Manifestazioni a favore del Tibet, dei diritti delle minoranze, in difesa dei piccoli agricoltori. Insomma, tra eventi culturali, sportivi, rievocazioni storiche, parate e proteste, potete star tranquilli che davanti al parlamento troverete qualcosa di interessante. L’edificio in sé è uno dei più antichi della città e risale al 1897. E’ situato di fronte all’Inner Harbour, un porticciolo turistico nel quale abbondano le imbarcazioni da diporto, dalle barche a vela ai grandi motoscafi. Costruito dall’architetto inglese Francis Rattenbury, domina la baia ed è meta obbligata di ogni turista. A me sembra che abbia un aspetto quasi europeo. Se non fosse per quel parco enorme potremmo credere di trovarci in un paese anglosassone. Ce lo ricorda anche la statua della regina Vittoria strategicamente piazzata di fronte alla facciata dell’edificio a fianco di una sequoia dalle dimensioni gigantesche.

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La strada per un attimo è sgombra, anche i turisti non sono molti a quest’ora forse perché sembra che debba piovere da un momento all’altro. Visto che cielo?

Non promette niente di buono, ma sua maestà ci è abituata, anzi credo che meteorologicamente parlando si trovi proprio a suo agio. Non avrebbe potuto scegliere un posto migliore. Tutta la città è molto Bristish, sia per il clima che per l’architettura, gli abitanti e persino l’orientazione gastronomica.

Guardiamola un po’ meglio l’austera regina che regnò più di ogni altro monarca e lasciò un’impronta indelebile nel mondo britannico.

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Sembra che lo scultore abbia voluto ricordarla com’era negli anni giovanili quando questo posto di frontiera, tradizionalmente abitato dai Coast Salish prima dell’arrivo dei primi esploratori europei alla fine del diciottesimo secolo e all’insediamento dei mercanti dell’Hudson Bay Company che nel 1842 crearon un insediamento commerciale. La fortuna della città si deve però alla febbre dell’oro che attirò orde di minatori dalla California e dal resto del nuovo mondo.

A Victoria non si è mai molto lontani dal mare che circonda la città con una serie di insenature e baie. Situata nell’estremo sud dell’isola, gode di una posizione privilegiata e di un clima unico al mondo. E’ considerata la Florida del Canada perché qui non nevica quasi mai e gli inverni sono molto miti. Le estati, invece, assomigliano molto a quelle di Albione. Insomma, non ci si può lamentare del caldo.

Vediamo una cartina dell’isola e facciamo mente locale.

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Visto quante isole la circondano?

Sapete che da queste parti arrivò persino il famosissimo capitano Cook?

Durante il terzo viaggio, nel 1778, raggiunse la parte più occidentale dell’isola, il Nootka Sound. Chissà che impressione gli avrà fatto questo paesaggio, questa natura incontaminata, le foreste, i salmoni.

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Eccolo lì il mitico capitano che sovrasta il porto della città, porto che non ebbe la fortuna di visitare, ma che gli reca omaggio.

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Si respira lo spirito degli esploratori, il richiamo del viaggio. Sapete che siamo più vicini a Tokio che alla costa est del Canada? Eh sì perché questo paese è veramente enorme.

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Il centro città, invece, ha dimensioni molto umane. Non ci soffermeremo ad ammirare l’architettura e le attività umane, con questo clima sonnolento c’è proprio bisogno di un buon caffè accompagnato da qualcosa di dolce. Eccovi serviti.

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Ci sono i tipici dolcetti inglesi con la crema pasticciera, i custard tarts, le meringhe e al cioccolato e poi i brownies vegani, le torte ai datteri, al cocco, alle noci, al limone, alla zucca, per non parlare della torta di carote e, dulcis in fundo, una torta con la glassa allo sciroppo d’acero. Siamo in Canada, il maple syrup è fonte d’orgoglio e trova impiego in numerosissime ricette, non solo sui pancakes!

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La specialità del posto sono i pies, le torte ripiene di frutta, con le mele, i mirtilli, i lamponi, le noci, la zucca, il rabarbaro e persino le ciliegie e le amarene.

Vista l’ora propendo per un ottimo muffin. Scamorza dall’invidia si è rifiutato di scattare un’altra foto. Non importa, domani è un altro giorno!

 

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10 thoughts on “Dulcis in fundo

  1. Ci vuole una pasticceria italiana… niente dolci vegani o sedicenti light (non c’è niente di buono e genuino che sia light). Una buona pasta con la sfoglia e la chantilly, un cannolo, un cavolino alla panna, baci di dama tipo quelli di Vercesi di Tortona! Vedrai che anche la statuaria Vittoria (ancora snella) scenderà dal piedistallo per ‘nu babbà
    Bacioni nuvolosi (anche qui siamo oppressi da cumulo-nembi)! 🙂

    • Ma guarda che i brownies vegani di light non hanno niente. E’ uno stile di pasticceria diverso, ma sono cose molto buone. Una pasticceria italiana c’è, ma sono cari come il sangue, inoltre siccome ormai il posto è in mano ai figli, sono veramente antipatici. Si danno un sacco di arie perché hanno messo su un locale chic e a me la spocchia dei commercianti proprio non va giù.

      • Bisogna importare urgentemente pasticceri italiani, magari napoletani, chè fanno le paste più grosse! 🙂

      • Io sarei una cliente fedelissima, ma si vede che il posto è troppo lontano. Comunque qui vicino a casa hanno aperto una trattoria, Il Covo, gestita da italiani. Uno di questi giorni ci faccio un salto.

      • Attendo ‘famelicamente’ reportage dettagliato: immagini, parole, colori e… sapori! 😉

      • Guarda il link che appare in Non è farina del mio sacco. La Dutch Bakery prepara fior fior di dolci, ma io cerco di non andarci mai, altrimenti sai che linea!

  2. Che bella questa passeggiata a Victoria, effettivamente è una città molto british, mi piace proprio 🙂
    E quei dolcetti? Wow!
    Lasciando perdere le torte vegane, vogliamo parlare più approfonditamente delle torte ripiene di frutta, please? Ricetta? Attendo fiduciosa! Baci!

  3. Carissima, la ricetta in negozio non me la danno. Io dolci non ne faccio praticamente mai perché tutto quello che entra in casa viene divorato da insaziabili piraña, grandi e adolescenti! Comunque mi informerò e ti farò sapere.

  4. Mi piace proprio visitare Victoria attraverso i tuoi post. E ritrovo anche quel pizzico di sagacia genovese che ho imparato ad apprezzare nelle nostre comuni amiche 😉 consolati, anche qui e non parlo solo della Liguria ma di Milano e dintorni il clima è tutt’altro che estivo. Temporali violentissimi a ripetizione…più che un ombrello occorre uno scafandro!

    • Sono contenta che i post ti piacciano. Purtroppo noi Liguri siamo piuttosto cinici. Anche se ci allontaniamo da casa, portiamo con noi un certo scetticismo, anche se in realtà sono mezza lombarda, ma il posto in cui si nasce, forgia il carattere. Peccato che anche da voi l’estate sia pazzerella! Speriamo che il tempo cambi e ci regali qualche giornata di sole!

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