Bandiere, magliette, fuochi d’artificio ed erba: benvenuti al Canada Day!

Ieri, primo luglio, in tutte le province del Canada, dal Newfoundland allo Yukon, al British Columbia era un tripudio di bianco e di rosso, i colori nazionali, così adatti all’estate. 
Il merchandising del patriottismo non conosce limiti. Ci sono appunto le magliette con la bandiera, quelle più esplicite con la scritta Canada, i cappellini da baseball, le visiere per le donne più attempate, le felpe, se di sera facesse freddino, le seggiolone pieghevoli da portare al parco, i teli da mare per chi festeggia in spiaggia e poi tazze termiche, bicchierini da liquore (shot glasses), ma anche bavaglini per i neonati e chi più ne ha, più ne metta, incluse le magliettine per i cani, che per diffusione e importanza fanno seria concorrenza alla tanto conosciuta e amata foglia di acero, emblema del paese. E poi, ovviamente, bandiere, bandierine, stendardi appesi ovunque. Il mio smartphone o meglio mascarpone, com’è stato ribattezzato dal correttore automatico, ieri ha avuto un momento di defaiance e non ho potuto scattare nessuna foto, solo ricordi. Ho visto bandiere appese nei posti più impensati, non solo sull’uscio di casa, ma nei vasi di fiori, sulle canoe, sui motoscafi e le barche a vela, persino sulle macchine, sostenute da aste speciali da inserire nelle portiere.

Il primo luglio in Canada è l’equivalente del 4 luglio negli Stati Uniti. Tutti sanno cosa si celebra nel paese a stelle e strisce, l’indipendenza dal dominio britannico, of course! Ma che ricorrenza è il primo luglio? Confesso che ho dovuto fare un po’ di ricerche perché il significato della celebrazione non mi era del tutto chiaro. Cosa potrà voler ricordare un paese che è rimasto fedele alla corona? Ebbene, il proprio compleanno, in ricordo del Canada Act del primo luglio 1867 che stipulò l’unione delle tre colonie canadesi. In origine si chiamava Dominion Day o Jour de la Confédération in Quebec. Certo che in confronto all’Independence Day dei vicini meridionali, il Dominion Day dopo un po’ dev’essere diventato insostenibile ed ecco che nel 1982 la festa nazionale venne ribattezzata con un nome più neutro, che esalta i valori patri, calando un pietoso velo sulla questione dei rapporti con la corona. I sudditi di sua maestà, che svetta in cima a banconote e francobolli, possono avere sentimenti contrastanti riguardo all’appartenenza al Commonwealth e quel Dominion credo dovesse far rizzare i capelli a più di una persona, per non parlare delle minoranze indigene, ma questo sarebbe un altro argomento, senza dubbio molto più spinoso.
Così denominato, il Canada Day è una giornata di festa per grandi e piccini che partecipano a parate, concerti all’aperto, festival, picnic, barbecue, feste con amici e fuochi artificiali. Appaiono tatuaggi lavabili con la bandiera. Alcuni si sbizzarriscono con il face painting e si disegnano strisce bianche e rosse sulle guance. Io, sempre distratta e impermeabile al patriottismo, guardo con un misto di curiosità, ammirazione e scetticismo l’entusiasmo patriottico di questa confederazione mutlietnica: donne di origine cinese di mezza età avvolte nella bandiera, persone di origine indiana e tantissimi bambini e adulti biondi.
Non so per quale strano meccanismo mi vengono in mente le note di George Brassens nella versione di Paco Ibáñez: “Cuando la fiesta nacional / Yo no me quedo en la cama igual/ que la musica militar nunca me supo levantar”. La mente funziona in modo imprevisto, inconscio, come non ricordare gli eccessi commessi in nome di aberranti ideologie patriottiche? Come riuscire a sospendere lo scetticismo di fronte a tanto entusiasmo, a queste dimostrazioni spensierate di attaccamento alla patria e alla bandiera nazionale? Diciamocelo, noi italiani il tricolore solo allo stadio. Cosa facciamo il 2 luglio, festa della Repubblica? Preferibilmente il bagno. In Liguria si va al mare e se non si è ancora fatto il primo bagno, ci si tuffa e si cerca di dire addio al colorito cereo da ufficio. Insomma chi può va al mare e se torna a casa a pranzare tuttalpiù dà un’occhiata distratta al televisore che mostra per alcuni secondi la parata militare, ma il pensiero è altrove: crema abbronzante, doposole e, se siete come me, scottatura imminente.
Per gli italiani si tratta di un evento istituzionale, correggetemi se sbaglio, per me è ancora un evento troppo recente, me ne scordo ogni anno. Va bene un giorno in più di festa, un’occasione per fare una gita, un po’ di riposo dalle interrogazione di fine anno, ma poco di più, lo spirito nazionale non lo sento o meglio come popolo, con poche eccezioni, non lo sentiamo.
Ma torniamo al primo luglio, sono circondata da canadesi esultanti e cerco di farmi contagiare dall’entusiasmo. Cerco di sentire lo spirito nazionale, mi sforzo nel tentativo di provare quell’euforia e quel senso di appartenenza a questa terra che mi ha accolto. Intanto guardo i fuochi artificiali che si rispecchiano sulla baia e istintivamente mi tornano in mente i giorni più felici della mia infanzia, San Lorenzo, patrono del paesino di mare in cui ho trascorso quasi tutte le estati da che ho uso della ragione. Come mi piaceva andare in spiaggia ad attendere i fuochi e poi fare un bagno notturno insieme alle mie amiche. Che felicità dopo aver fatto un giro sulle bancarelle, aver mangiato le noccioline tostate e le frittelle.
Per noi l’entusiasmo della festa è riservato alle feste patronali o alla festa dell’Unità. Sono i santi a meritare grandi celebrazioni e ogni comune, persino le frazioni, hanno il loro patrono, con la sagra gastronomica, la processione e i fuochi. Allegria religiosa e pagana che si tramanda di generazione in generazione. Insomma, che ci piaccia o no, siamo campanilisti, ci sentiamo identificati con un territorio in particolare non con un’unità politica, con uno stato nazione. Il paese, la contrada, il rione, magari anche la città risvegliano il nostro patriottismo, ma l’Italia in sé e per sé ci lascia indifferenti. E’ un po’ difficile sentire l’entusiasmo del primo luglio in Canada o del 4 luglio negli States.
Sono nel parco in cui vi ho portato ieri, intravvedo dei giovani accampati nelle aiuole. I fuochi sono davvero belli, c’è un senso di euforia nell’aria, sento un gruppo di ragazze che cantano spensierate l’inno nazionale, “Oh Canada”, e respiro l’odore dolciastro della marijuana: patriottismo West Coast Style!

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3 thoughts on “Bandiere, magliette, fuochi d’artificio ed erba: benvenuti al Canada Day!

  1. Ma che bella questa festa nazionale, mi fa un po’ impressione leggere che si festeggia il 1867…noi che qui abbiamo memoria dei crociati e di imprese più lontane!
    E lì celebrano alla grande, con tanto entusiasmo!
    Bello, bello! Vedi di dire a mascarpone di riprendersi, il pubblico è esigente 🙂
    Bacioni!

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