Quando l’elastico non tiene più: benvenute alla Rushing Woman’s Syndrome

Ricordate l’Elastimamma, la moglie di Mr. Invincible, la matriarca di una famiglia con fantastici superpoteri, impegnata a non rivelare l’anormalità dei suoi cari? Se avete dei pargoli in età adolescenziale, non avrete certo difficoltà a ricordarla. Forse anche voi, quando l’avete visto sia al cinema che a casa, avrete pensato che questo insolito personaggio femminile fosse una metafora della donna di oggi, la superwoman che si fa in quattro per supplire alle necessità familiari. Questa è stata forse la prima riflessione che ben presto ha lasciato spazio ad altre considerazioni più profonde. Forse quando i ragazzini hanno smesso di fare un’incessante cagnara e i pochi neuroni rimasti sono tornati al lavoro.

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Ebbene, nel conservatore mondo Disney, l’ex superoe, o meglio supereroina, convolata a giuste nozze e madre di tre creature ha lasciato l’ambito professionale per acquisire un “normale” ruolo domestico, un’esistenza anonima, occultando i suoi superpoteri dietro all’aspetto della “soccer mom” impegnata a mascherare l’eccezionalità della famiglia. Tralasceremo il fatto che come molte donne americane anche questo personaggio Disney abbia abnegato l’identità personale in favore del cognome del marito, sorvoleremo sul fatto che sia costretta ad una vita piuttosto monotona in un tranquillo quartiere residenziale e pure il fatto che nonostante tre gravidanze e una lunga convivenza con un marito extralarge abbia conservato un’invidiabile vitino da vespa, per concentrarci sulla metafora dell’elastico.

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Eh sì, perché la Disney, sempre così attenta ai cambiamenti della società e così conservatrice nel suo modo di ricreare la realtà ha colto nel segno per quanto riguarda l’elasticità della sua protagonista femminile. Con questo personaggio di madre suburbana di classe media, bianca ed eterosessuale ha messo in luce una caratteristica essenziale della donna del Terzo Millennio: la necessità di un superpotere utile tanto nel contesto domestico come in quello professionale, ossia l’enorme flessibilità così indispensabile per le supermadri odierne, quelle che fanno i salti mortali tra il lavoro, la casa, le attività dei figli, impegnate in una lotta senza quartiere contro gli alimenti transgenici, le merendine plastificate, la Coca-Cola e il fast-food. Quest’unica madre con superpoteri, diversamente dalle altre eroine dei fumetti e dei cartoni animati (o film d’animazione, come direbbe mio figlio) è tornata al focolare domestico e, smessi i panni dell’eroina, incarna l’archetipo dell’angelo del focolare, dedicandosi all’educazione dei figli e mettendo a frutto quelle straordinarie capacità che permettono di mettere in salvo anche il figlio più discolo.

 

E’ senza dubbio un segno dei tempi, riflesso di una tendenza diffusa nel mondo occidentale, che l’eroina dei cartoni animati abbia proprio il potere di allungarsi come un elastico per far fronte a tutte le necessità di figli e marito. Quante volte quando i nostri figli erano piccoli avremmo desiderato anche noi i superpoteri di elastic mom per non far cadere le tazze di porcellana, per evitare che i pargoli prendessero un coltello affilato lasciato sul tavolo o semplicemente perché non si arrampicassero sul comò trasformato nella fantasia infantile in una specie di piramide? I bimbi crescono e diventano adolescenti e la flessibilità fisica, si trasforma in flessibilità mentale per capire quegli extraterrestri che convivono sotto il nostro tetto e che sembrano appartenere ad una specie aliena. Nulla a che vedere con quei dolci birichini che si limitavano a scrivere sui muri o a spargere per terra tutti i libri della libreria della sala. Con l’età dei figli aumenta la necessità di elasticità mentale perché nel frattempo anche le responsabilità professionali sono aumentate e i salti mortali ora sono più concettuali, più astratti, ma non meno impegnativi e si sa che il cervello è molto più flessibile degli arti e così la mamma contemporanea supplisce le carenze fisiche con quelle intellettuali e come un consumato stratega mette a punto strategie sempre più complesse per far quadrare il cerchio: famiglia, lavoro, casa, budget, pulizie, ecc. Con il tempo l’elastico viene sottoposto a tensioni opposte e l’elastimamma è tirata come una corda di violino.

 

E’ una specie di tensione perpetua, sul lavoro e a casa per dimostrare che possiamo farcela, che possiamo essere brave come i nostri colleghi, anzi anche di più, perché il nostro cervello allenato al multitasking è in grado di risolvere problemi estremamente complessi, allenato com’è a trattare con due o più pargoli e a dimostrare a questi ultimi che la mamma, nonostante le apparenze, non è un robot impegnato a tenere a galla la baracca familiare, a imporre una parvenza di ordine, a far amare i cibi biologici e a far rispettare l’orario per andare a dormire. Siccome il padre moderno, o meglio postmoderno, ha abdicato la valenza disciplinare, l’elastimamma eredita anche quel ruolo, dosando affetto e abbracci, senza lesinare qualche strillo qua e là, quando sente che l’elastico inizia a non reggere più, quando inizia a slabbrarsi come la cintura del pigiama o la fibra del costume. Il cortisolo e l’adrenalina accumulate a lungo e mai smaltite sono come il cloro della piscina per il nostro sistema nervoso, ne logorano le fibre e come i capi d’abbigliamento anche la nostra persona inizia a cedere. Nel frattempo è possibile che anche l’addome, le braccia e i glutei inizino a perdere elasticità, ma questo sarebbe un altro discorso. Quando siamo esposti ad una tensione eccessiva succede che, come diceva Gaber, “non tiene più l’elastico”.

 

Che fare quando anche una visita dal parrucchiere, un pomeriggio di shopping compulsivo, una cioccolata con panna non riescono a riportare l’equilibrio? Cosa succede alle comuni mortali che si improvvisano nel ruolo di elastimamma? Sembra che l’economia neoliberale non lasci grandi margini di manovra, c’è il mutuo da pagare, ci sono le rate della macchina, le spese fisse e quelle impreviste, le preoccupazioni quotidiane e quelle straordinarie perché se con l’età hai avuto la fortuna di fare anche qualche passetto in avanti il carico di stress corrispondente alle soddisfazioni professionali non tarderà a farsi sentire e il misero aumento di stipendio non basterà probabilmente a pagare la donna di servizio, quella che ti apporterebbe una certa serenità e ti permetterebbe di non girare come una trottola impazzita per evitare il tracollo domestico.

 

Succede dunque che i protratti esercizi di streching mentale fatti a freddo producono effetti collaterali indesiderati, tra cui la Rushing Woman’s Syndrome, identificata dalla dottoressa americana Libbi Weaver

http://www.drlibby.com/product/rushing-womans-syndrome/

 

La lista dei sintomi è piuttosto lunga. L’autrice propone un questionario e, a meno che tu non abbia raggiunto il nirvana, ti riconoscerai tra le Rushing Women, le donne che vanno sempre di corsa. Se negli anni ’50 e ‘60 la casalinga americana si recava dal medico lamentandosi di un malessere che non riusciva ad identificare, quello che la femminista Betty Friedan chiamava “the problem without a name”, a mezzo secolo di distanza, sembra che il sintomo più diffuso sia la stanchezza estrema. Avete notato quanti bar sono sorti, quanti espresso bar vengano costantemente aperti nel continente nordamericano e anche nella vecchia Europa?

 

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Ebbene, sì, abbiamo sempre più bisogno di caffeina per resistere ai ritmi di lavoro perché la nostra energia va su e giù come uno yo-yo, finché ad un certo punto e senza preavviso l’elastico si slabbra. Mi direte che il preavviso c’era, forse sì, avete ragione, ma eravamo troppo impegnati per notarlo. Ed ecco che tra caffè, merende e zuccheri siamo riusciti a tornare su, finché ahimè, la corda perde elasticità e si resta lì a penzolare aspettando sconsolati che qualcuno riavvolga la corda e ci riporti su.

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3 thoughts on “Quando l’elastico non tiene più: benvenute alla Rushing Woman’s Syndrome

  1. Qui si leggono delle percezioni azzeccatissime. Speriamo che il caffe’ (purche’ sia buono) lubrifichi quella nostra elasticitia’ mentale, non solo per le madri ma anche per i padre…

  2. Che l’elastico dia segni di cedimento la definirei una grazia… bisogna lasciare la presa… molto più spesso di quanto pensiamo. In questo la mentalità maschile ci insegna: non si possono combattere tutte le battaglie, diceva il nostro Professore, nonché tuo consorte. È vero: accettare la realtà e i nostri personali limiti ci darebbe grande serenità, se lo facessimo! “Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”. Quindi: calma e gesso… e continua a scrivere. Non si potrebbe avere qualche foto-racconto su Victoria ad uso dei tuoi fan europei? 🙂

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