Gli inestetismi dei centri estetici

Torno a questo spazio virtuale dopo mesi, forse anni, di silenzio. Mi riavvicino al blog dopo notti di insonnia e lunghi periodi di veglia non proprio creativa. Incoraggiata da due care amiche che da paesi diversi e con argomenti di varia natura mi hanno spronato a dedicarmi a ciò che amo mi riavvicino alla scrittura. Era quello che mi piaceva fare da piccola, oltre a giocare ai pentolini, e così oggi ho trafficato in cucina con tagliere, mezzaluna, penne e matite. Ispirata da un post di Miss Fletcher, fantastica blogger e splendida amica di tempi migliori, eccomi qui a soppesare il valore antropologico e politico del mugugno applicato a criteri estetici. Ora non aspettatevi un trattato filosofico, solo poche righe buttate giù di fretta su un quadernetto riciclato dopo aver infornato il polpettone.

Come ci ricorda la nostra “Signora in giallo” http://dearmissfletcher.wordpress.com/2013/03/04/palazzo-san-giorgio-il-prezziario-delle-gabelle-e-le-cassette-per-il-mugugno/, i nostri antenati, quegli illustri legislatori della Repubblica di Genova di cui rimane traccia a Palazzo San Giorgio, avevano messo a punto strumenti avanzati ed ingegnosi per placare quel tratto distintivo della gens genuense, il mugugno per l’appunto. Se nel cuore della Superba avevano ben 5 caselle per reclami di vario tipo, ecco che, mutatis mutandis, il blog permette in modo meno anonimo, ma decisamente più globale, di continuare a distanza di secoli e di continenti quell’antica tradizione. Ebbene, eccomi qui a bloggare e anche a mugugnare, riflettendo su un fenomeno assai diffuso: gli inestetismi irrazionali dei centri estetici, in particolare delle SPA ayurvediche, quei luoghi di relax che credo siano sorti un po’ ovunque nel prospero mondo occidentale, ricco di palanche, ma povero di serenità e spiritualità. E’ di un centro benessere buddisto-chic, tempio del relax, dove promettono di riallinearti i chackra alleggerendoti un po’ il portafoglio, che voglio parlarvi.

Visto che sto attraversando un periodo particolarmente stressante e la medicina occidentale sembra offrire poche possibilità di miglioramento, mi sono detta, “Perché non concedersi un bel massaggio rilassante, con tanto di musica dolce, incensi, aromaterapia e candele?” L’idea, insomma, non era male: prendersi cura di sé, staccare la spina, sentirsi più sereni, più calmi, più in armonia con il mondo e con i miei due adolescenti i cui chakra sembrano giocare agli autoscontri.

Spinta dal desiderio e allettata dalla speranza di un’ora di benessere, varco la soglia di un centro estetico. Entro accolta della dolcezza di fragranze orientali abilmente dosate che evocano una serenità sensuale e suadente. L’arredamento, le luci, le decorazioni, studiate ad arte per il cliente occidentale assetato di pace e saggezza orientale, mi avvolgono seducenti. Diversamente dal mio ambiente domestico, regno del caos creativo, qui si respira un’atmosfera irreale, sovrastata da statue di Budda, luci soffuse e prezzi astronomici. Senza pensare troppo alle implicazioni economiche mi dirigo decisa verso la reception dove mi accoglie una giovane donzella dalla pelle di porcellana pronta ad illustrare le virtù dei vari trattamenti ayurvedici, sciorinando parole in similsanscrito atte ad indurre una certa inquietudine nello sprovveduto cliente che, conscio della sua ignoranza, tende ad essere più propenso ad aprire il portafoglio. La signorina in questione, nata e cresciuta nell’agio occidentale, è perfettamente pettinata, truccata e agghindata con una mise che poco ha a che vedere con la semplicità buddista tanto invocata dal centro estetico. Avete mai visto un monaco buddista strizzato in un tubino sopra il ginocchio? Forse non frequento gli ambienti giusti, ma non mi sembra di averli mai visti così agghindati. Meche discrete, fondo tinta neutro, fard, mascara, ombretto e rossetto creano un look studiatamente naturale. La taglia? Calcolo che si aggiri intorno alla 40. Rughe? No, il tempo non ce l’ha ancora fata a scavare solchi più o meno profondi in quel bel visino incipriato. E’ tremendamente giovane, curata, sicura di sé, dà l’impressione di una bimba viziata in formato adulto super-slim.

Cosa c’è che non va? vi domanderete. Beh, vediamo, il buddismo delux mi sa tanto di paccottiglia, così come quest’appropriazione indebita del pensiero orientale al servizio dell’edonismo occidentale. La commessina agghindata e tatuata che fa sfoggio di saggezza orientale mi sembra più di una Luis Vuitton delle bancarelle. Sarò scettica, ma proprio non ci credo a certe promesse di benessere. Inoltre, visto che è ampliamente provato che lo strato della popolazione più soggetto allo stress comprende soggetti femminili di una certa età, se vogliamo abbindolare tale clientela, desiderosa di recuperare la calma e la vitalità d’altri tempi, direi che sarebbe meglio assumere dei testimonial un po’ più stagionati, donne che hanno avuto un po’ più a che fare con la vita. Cosa vi devo dire, non trovo niente di più antiestetico di certi centri estetici, templi di un benessere kitch targato VISA o Mastercad.

Pervasa dall’inarrestabile cinismo e pragmatismo zeneize sono giunta alla conclusione che ci fossero metodi più ruspanti per stimolare le mie deboli endorfine e ho fatto marcia indietro. Attratta dal richiamo ancestrale del suino mi sono fiondata in salumeria per fare rifornimento di cibi sicuaramente proibiti dalle pratiche ayurvediche: prosciutto e insaccati. Come si suol dire, “Panza llena, corazón contento”.

Del relax e delle pratiche meditative ne riparleremo, forse, domani.

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5 thoughts on “Gli inestetismi dei centri estetici

  1. Ma grande! Io non sono mai stata in posti così, sinceramente non so se li troverei adatti a me, probabilmente no. La gentile signorina che hai incontrato incarna alla perfezione un certo ideale di bellezza, non potrebbe essere diversa.
    E invece il prosciutto ha ben altre capacità curative 🙂 Hai trovato anche il Parma laggiù 🙂 ? Se io abitassi lì probabilmente cercherei italiani di molte generazioni e racconterei la loro storia, ci hai mai pensato?
    Baci, sono felice che tu abbia ripreso a scrivere!

    • Potrebbe essere un’idea, ma per ora non vorrei prendermi impegni troppo gravosi, però una storia dell’immigrazione italiana in questa zona credo che non ci sia. Sull’isola ci sono pochissimi connazionali, non saprei dove andare a prenderli. Sono contenta che il post ti sia piaciuto, credo che a parte Joe, tu sia l’unica lettrice. Almeno Manzoni ne aveva 4, ma si sa, ben altra stoffa!

  2. Ognuno offre quello che può. La ragazza del centro benessere tornerà anche lei a casa la sera coi piedi doloranti e dietro al suo sorriso avrà le preoccupazioni di tutti. Sì, perché nonostante l’ aspetto e la lodevole forza d’animo che porta a sorridere anche quando il cuore è allagato dal malessere, siamo tutti uguali, nessuno più meritevole dell’altro: tutti bisognosi dell’unica carezza che salva. Carezza incarnata e divina. Bentornata sul blog, Marina!

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