Ciò che resta della notte

Forse perchè della fatal quiete
Tu sei l’imago a me si cara vieni
O sera.

In questa stagione la sera e la notte giungono con molto anticipo rispetto ai nostri desideri ed il sole al mattino stenta a svegliarsi e a rischiarare il cielo invernale. Sono già le sette di una domenica invernale. Il sole se la prende comoda, potremmo credere che siano ancora le cinque, ma l’orologio non mente. L’ho guardato con apprensione quando ancora non avevo diretto lo sguardo fuori dalla finestra e nella mia camera regnava l’oscurità assoluta. Temevo che fossero le 4 e che mancassero ancora troppe ore per alzarsi. Invece, grata notizia, la notte, almeno in teoria, è terminata, ed il giorno è cominciato. Ho licenza di alzarmi e iniziare a scrivere. Il caffè lo prenderò più tardi con la mia famiglia. Per le prossime due ore regnerà la calma, la quiete prima della tempesta mattuttina, rimandata oggi grazie alla pausa domenicale.
Ma cosa resta della notte? Ci abbiamo mai pensato al suonare della sveglia, mentre ci accingiamo ad abbandonare quel ventre caldo che ci ha accolto con dolcezza e continua a sedurci come la più incantevole delle sirene? Chi come l’amato Morfeo sa coccolarci? Chi, come lui, ci seduce e ci abbandona, ci lusinga e ci sfugge in quel gioco perverso chiamato insonnia?
Cosa resta di quella notte, tormentata o serena a seconda della fortuna e del temperamento individuale? “Non so come fai a pensare a queste cose al mattino presto, prima di aver preso il caffè” protesta il mio consorte quando, durante le giornate lavorative, oso porgli il quesito. Dopo aver ingurgitato la dose necessaria di caffeina per iniziare la giornata, i bambini invadono la cucina e l’ingranaggio produttivo non lascia spazio alle riflessioni filosofiche. Ferve l’attività: c’è da finire la cartella, preparare il pranzo, lavarsi, vestirsi, ricordarsi di prendere tutto, chi ha tempo per interrogarsi sulle sequele della notte? Non resta che il week end per rifletterci.
Mi domando cosa resti della notte e non del giorno come implica il titolo dello struggente film di James Ivory, Remains of the Day, a cui ho fatto allusione più di una volta. Mentre l’imminenza della sera e della notte hanno sollecitato l’interesse filosofico e poetico di menti illustri, l’alba e l’inizio del nuovo giorno non hanno sollecitato lo stesso livello di interesse. In una tradizione filosofica predicata sulla fine, sulla morte, sull’inevitabilità della conclusione della vita, tanto la categoria della nascita quanto quella dell’alba non hanno incontrato molti paladini. Ce lo ricorda Hannah Arendt che in The Human Condition afferma: “natality, not mortality, may be the central category of political, as distinguished from metaphysical, thought” (9).
E cos’è l’alba se non la nascita di un nuovo giorno? Cos’è la notte se non la lenta gestazione di un nuovo mattino, della possibilità di ricominciare, di tornare a nascere alla vita? Ma, come si è detto nella tradizione filosofica occidentale la sera, preludio della notte, viene indissolubilmente associata alla morte. E’ ciò che termina che ci preoccupa, non ciò che inizia che si apre alla vita come il mattino. Ma cosa sarebbe il mattino senza il sonno ristoratore della notte? Lo sa bene chi tenta inutilmente di trovare pace girandosi e rigirandosi sul letto, abbracciando il cuscino, cercando la posizione giusta. Quando il sonno ci abbandona, quando la notte non porta pace, è ciò che resta di quell’esperienza a segnare, senza misericordia, le ore di veglia. Lo sa bene chi soffre di insonnia. Inutile negare l’evidenza: le tribolazioni notturne lasciano il segno. Ciò che resta della notte, la stanchezza, l’irrequietezza, quella strana sensazione di aver lasciato qualcosa di inconcluso durante le ore buie che avremmo voluto dedicare al sonno, sono una sensazione conosciuta a quanti non trovano riposo al termine del giorno.

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4 thoughts on “Ciò che resta della notte

  1. Chapeau, Madame.
    Hai detto che saresti tornata e così è stato.
    E lo hai fatto con un post ricco di pensiero e di profondità, con alte speculazioni filosofiche direi.
    La notte e il giorno per me sono complementari e penso che è vero, forse qualcuno pensa alla notte come metafora della fine, io non l’ho mai pensata così.
    E mi piace il silenzio della notte.
    Grazie di aver scritto, di aver indotto queste belle riflessioni..ti abbraccio!

  2. Benvenuta tra noi! Temevamo un inaspettato letargo o una dose eccessiva di tisane rilassanti… Invece rieccoti con questa lunga riflessione sul sonno e la notte.
    La notte non è solo il buio quotidiano, ma è anche figura dell’ignoto, della sofferenza, della tragica incomprensione del senso del proprio essere. Può divenire la notte dell’anima, quell’esperienza di aridità spirituale che hanno vissuto grandi mistici, come san Giovanni della Croce e la stessa Madre Teresa di Calcutta.
    Ma ogni notte è rischiarata dalla certezza del giorno che verrà e la luce è una benedizione incomparabile…
    Baci

  3. Insonnia. Pensieri appoggiati a un cuscino attendono l’alba.

    …malgrado l’abbia scritto quasi trent’anni fa i miei sonni continuano ad essere piuttosto discontinui.
    Restano i libri letti, compagni delle ore notturne. Ti ho scoperta tramite Miss Fletcher. Belle riflessioni.

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